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DIARIO DA RIO/ La semplicità di Francesco: entriamo nel Mistero, il resto è "fuffa"

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La folla a Copacabana (Foto: Infophoto)  La folla a Copacabana (Foto: Infophoto)

E non aveva tutti i torti a cominciare dai toni lirici con cui Bergoglio ha tracciato un filo rosso tra la miracolosa pesca della statua della Madre di Dio e la situazione in cui è immersa la Chiesa oggi. Con il suo bisogno di riscoprire la lezione dell’umiltà di Dio, il suo entrare nella storia “sempre attraverso le vesti della pochezza”, la potenza nel “ricomporre ciò che è fratturato, compattare ciò che è diviso”. Una chiesa la cui forza “non abita in se stessa, ma nelle acque profonde di Dio, nelle quali essa è chiamata a gettare le reti”. Sono sicura che qualcuno starà già pensando bello, ma dov’è Francesco. Niente paura dopo la bellissima lettura teologica del ripescaggio miracoloso della statua della Madonna, Bergoglio è tornato al linguaggio che lo contraddistingue. Chiedendo di riscoprire la “grammatica della semplicità” per non rimanere fuori dal Mistero. L’accusa è stata pesante: “abbiamo disimparato la semplicità, e importato una razionalità estranea alla nostra gente”. Insomma al posto del rosario, fuffa. 
E poi la pena per chi ha lasciato l’ovile, i tanti affascinati da proposte allettanti, delusi da una chiesa troppo debole, lontana dai loro bisogni, fredda e autoreferenziale, rigida in linguaggi lontani. Un cristianesimo infecondo, incapace di generare senso, che si compiace di proporre una “misura troppo alta”, un ideale di vita fuori dalle comuni possibilità. Ecco ha spiegato Francesco, serve una Chiesa che ridia cittadinanza a tanti suoi figli che camminano come in un esodo. Ritornando con ritmo ciclico sulla sua ossessione del “tutti inclusi”, sull’immagine di una Chiesa che deve riscoprire le viscere materne della misericordia, necessarie per inserirsi in un mondo di “feriti”.
Una lezione dura quella ai vescovi. Implacabile. Ma un giudizio con cui ognuno di noi deve fare i conti. Ma senza abbattersi o cedere al pessimismo. Per questo stasera l’ho amato quando ha incantato Copacabana con le sue parole, il suo monito a non “stare al balcone”, a non fare della propria fede una coperta inamidata, un abito da parata. Insomma quando ha invitato i giovani a non fare gli errori dei propri padri. Ma più di tutto mi è piaciuto quel grido; “Adelante siempre”. Guardiamo avanti, che la vita è bella. Con Gesù.



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