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GENITORI & FIGLI/ Il mestiere di (far) vivere

Pubblicazione:domenica 28 luglio 2013

Andre Agassi (InfoPhoto) Andre Agassi (InfoPhoto)

Siamo spaventati di non dedicare loro abbastanza della nostra vita. Siamo spaventati di averli abituati ad avere delle cose che forse domani non sarà più possibile avere. Temiamo che gli crolli il mondo addosso. Siamo spaventati dall'idea di non sapere cosa consigliar loro di fare nella vita. Qualche anno fa era relativamente semplice indicare dei percorsi di studi che alla fine portassero ad un impiego quasi sicuro e retribuito in maniera adeguata. Oggi tutto è cambiato. Ci sono ragazzi straordinari che si affacciano al mondo del lavoro con eccellenti percorsi di studi, magari anche dei master, che combattono per 800 o mille euro al mese. E allora ci chiediamo: cosa succederà ai bambini che oggi hanno sei o sette anni? 

La mia speranza di genitore è che nel frattempo cambi qualcosa. Mi auguro che alla fine questo straordinario Paese decida che è ora di ripartire. Ma potrà ripartire, probabilmente, soltanto con una nuova generazione che spazzi via, una volta per tutte, le cattive abitudini e anni di immobilismo. Qualche tempo fa, parlando con un amico, facevamo la considerazione che l'unica chance di riscossa per l'Italia sarebbe, paradossalmente, quella di mandare via tutti e di ripartire dai bambini. Lasciare a loro la guida, per ricominciare dai valori. Quelli con la "V" maiuscola. Forse però, potremmo più semplicemente, iniziare a capire quello che non dobbiamo fare. Non dobbiamo soffocarli. Non dobbiamo pensare che le nostre idee siano migliori delle loro. Non dobbiamo pensare che siano persi senza la nostra guida. Non dobbiamo a tutti costi farli combattere con il drago, pensando di renderli più forti e preparati alla vita. La presunzione di aver capito tutto ci ha portato in questi anni a vivere uno dei momenti più complessi della storia economica mondiale. Abbiamo imboccato una via sbagliata e facciamo fatica a tornare indietro. E se fossero i nostri figli a dirci dove dobbiamo andare?

"I vostri figli − diceva Gibran ne Il Profeta − non sono i vostri figli. Sono i figli e le figlie della vita stessa. Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi, e non vi appartengono benché viviate insieme. Potete amarli, ma non costringerli ai vostri pensieri, poiché essi hanno i loro pensieri. Potete custodire i loro corpi, ma non le anime loro, poiché abitano case future, che neppure in sogno potrete visitare. Cercherete d’imitarli, ma non potrete farli simili a voi, poiché la vita procede e non s’attarda su ieri. Voi siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive, sono scoccate lontano". Facciamoli volare. Senza paura. E forse torneremo a volare anche noi.



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