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OPERA EDUCATIVA PADRE GIUSSANI/ Video, quegli asili che proteggono i bambini delle favelas

Si può insegnare di tutto in favela, anche a nascere, oppure a non bere acqua che sembra limpida ma in realtà fa ammalare, o a stare attenti alla dengue emorragica che uccide

Un'immagine tratta dal filmato Un'immagine tratta dal filmato

“Ah mio Dio! Cosa devo fare adesso?” “La nonna deve tagliare il cordone”. “Dio ti benedica figlia mia”. “Le faccio i migliori auguri”. Comincia così il video Atraves da Obra, realizzato da Enrico Basaldella, con la scena di un parto (a immagini sfuocate) e il dialogo in sottofondo tra colei che sta diventando madre, la nonna che assiste e un’operatrice che impartisce istruzioni. Si, perché in favela si può insegnare di tutto, anche a nascere, oppure a non bere acqua che sembra limpida ma in realtà fa ammalare, o a stare attenti alla dengue emorragica che uccide. Le immagini del filmato continuano a scorrere tra paesaggi di una bellezza struggente e volti di bambini che giocano spensierati. In una sequenza se ne vedono due infilati dentro scatoloni di cartone che usano come macchinine; si spingono così forte che alla fine si ribaltano e scoppiano in una grossa risata. Dietro quei volti lieti si nascondono tuttavia drammi spaventosi: famiglie povere che vivono nella favela in condizioni di estremo degrado, con problemi di alcolismo e tossicodipendenza, assediati da spaccio, omicidi e violenza sui minori. Il documentario, presentato al festival del Cinema Latino americano di Trieste, è la ricostruzione della vita quotidiana all'interno degli asili dell'Opera Educativa Padre Giussani, fondata a Belo Horizonte (Brasile) da Rosa Brambilla, una Memor Domini che vive lì da quarant’anni. L'Opera si propone come punto di incontro e di accoglienza per bambini e adolescenti che hanno la possibilità di svolgere attività ricreative e di formazione complementari a quelle scolastiche, tentando di coinvolgere direttamente le famiglie nell'educazione e nella protezione dei figli. “Sopravviviamo grazie alle donazioni”, spiega una delle operatrici. “Non siamo un’istituzione sociale, abbiamo un accordo con il Comune che autorizza il nostro servizio. Andiamo avanti grazie alle adozioni a distanza. Rosa e i suoi amici italiani ci aiutano: ogni mese mandano una quota per pagare l’acqua, la luce, il cibo, gli insegnanti, tutte le spese. Perché da soli non potremmo farcela”. L’opera comprende Casa Novella che accoglie bambini tolti alle famiglie dal Tribunale dei minori. Qui i racconti si fanno davvero raccapriccianti: “Bruno ha avuto i topi in casa ed è stato morso… E’ caduto dalla tettoia ed è stato soccorso il giorno dopo perché il padre stava guardando la partita di calcio alla televisione”. Un altro fa venire addirittura i brividi: “Sono scesi dall’auto ed erano entrambi armati; gli hanno detto: “Dammi la bambina”. Lui ha risposto: “Non ti do mia figlia, cosa vuoi fare?” Gli hanno sparato al ginocchio. Davanti alla bambina perché non scappasse”. Il trailer che gira su YouTube si conclude con un giovane che, in modo molto fiero, dice questa cosa bellissima: “Non vorrei che la felicità fosse solo una parola. Noi dobbiamo combattere nel luogo in cui siamo per il cambiamento”. E lo “spettacolo della condivisione” continua. .