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NO TAV/ Le carte dell’inchiesta che hanno portato alle accuse di terrorismo

Una dozzina di aderenti ai centri sociali della val di Susa che si sono responsabili di aggressioni nei confronti dei poliziotti sono accusati di attentato per finalità terroristiche

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Una dozzina di aderenti ai centri sociali della val di Susa che si sono responsabili di aggressioni nei confronti dei poliziotti sono accusati di attentato per finalità terroristiche o eversione. Non si tratta di persone del movimento No Tav, ma di alcun black bloc che hanno strumentalizzato la protesta per passare da un piano di legittima manifestazione a uno di intimidazione violenta. L’indagine si riferisce ai fatti del 10 luglio scorso, quando gli agenti di polizia sono stati colpiti con bombe carta e pietre. A firmare gli avvisi di garanzia sono stati i pubblici ministeri Antonio Rinaudo e Andrea Padalino, ed è la prima volta che all’interno degli scontri con le forze dell’ordine posti a presidio dell’area No Tav si arriva a formulare un’accusa così pesante, che prevede una pena tra i sei e i 20 anni di carcere. Le persone oggetto di perquisizione e di indagine sono tutti aderenti ai centri sociali. I pm Rinaudo e Paladino hanno infatti deciso di applicare l’articolo 280 del Codice penale, nel quale si punisce la condotta di “chiunque per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico attenta alla vita o alla incolumità di una persona”.

 

Per vedere che cosa si intende con l’espressione “finalità di terrorismo” occorre fare riferimento all’articolo 270 sexies del Codice penale, che è una rivisitazione di una direttiva della Comunità europea 475 del 2002. In pratica l’articolo 270 sexies afferma che “sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un'organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese”.

 

Una fonte riservata de Ilsussidiario.net rivela che gli investigatori hanno ritenuto che negli episodi del 10 luglio scorso si siano configurate “azioni che possono arrecare un grave danno al Paese, sia economico sia d’immagine”. Un danno che per le autorità non è stato necessariamente concreto, ma anche solo potenziale. A fare propendere i pm per l’accusa di attentato per finalità terroristiche è stato il fatto che gli episodi di violenza contro la polizia sono stati realizzati da un lato con l’obiettivo di intimidire la popolazione della valle, dall’altra di impedire ai poteri pubblici la possibilità di proseguire con l’opera di costruzione della Tav. L’area nella quale passerà la ferrovia ad alta velocità tra l’altro è stata dichiarata sito d’interesse strategico nazionale.