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ONU E UE/ Pagheremo una tassa per promuovere l’aborto e i “diritti” dei gay

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Tutti i 191 Stati membri dell’Onu si sono impegnati a raggiungere, entro il 2015, gli otto punti programmatici che costituiscono gli obiettivi del millennio. Dal canto suo, rispetto a tali obiettivo, la commissione europea ha approvato il “Report sugli obiettivi di sviluppo del millennio – definizione del quadro post-2015”. Tommaso Scandroglio, dalle pagine di www.prolifenews.it, spiega che il documento, di 38 pagine, nasconde tra le pieghe della lotta alla povertà e alla discriminazione alcune insidie. «La povertà secondo la Commissione sviluppo interessa anche la discriminazione di genere», spiega Scandroglio. Sotto, infatti, la voce “L’eliminazione della povertà” si legge: «si incoraggiano politiche di integrazione della parità di genere orientate alla crescita […] e di includere la parità di genere in tutte le politiche, programmi e le strategie dell’UE. […] Deve essere data particolare attenzione alla formazione di uomini e donne su questioni attinenti al genere nella scolarizzazione primaria, per cambiare gradualmente atteggiamenti e stereotipi sociali». Come se non bastasse, nella lotta alla povertà, rientra la rimozione degli ostacoli agli aborti: la Commissione, infatti, «invita l’UE a difendere con forza il diritto ad un più alto standard di salute, compresa la salute sessuale e riproduttiva […] anche fornendo pianificazione familiare volontaria, aborti sicuri e contraccettivi». Tutti questi obiettivi saranno pagati anche da noi. Il punto 69 del documento spiega che gli obiettivi saranno raggiunti grazie ad prelievo equivalente allo 0,7% del Pil dei Paesi membri, nonché attraverso un’imposta sulle transazioni finanziarie. Ora, si dà il caso che 0,7% del nostro pil equivalga circa a dieci miliardi di euro. Soldi che, in tempi di crisi ed emergenza occupazionale, potremmo dover sganciare per favorire l’aborto, la contraccezione e l’omosessualità.



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