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Cronaca

PAPA E GIORNALI/ Quella parole di Francesco che il potere vuole cambiare

Secondo FEDERICO PICHETTO, la vera rivoluzione di Francesco parte dal 1962, quando il Concilio Vaticano II ha espresso definitivamente l’irriducibilità della Chiesa a qualunque potere

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Qualche giorno fa, sul Corriere della Sera, Aldo Grasso lo ammetteva candidamente: i giornalisti non hanno i mezzi per esprimere opportunamente le parole di Papa Francesco e, per questo, tendono ad inserire le sue risposte e le sue affermazioni in schemi vecchi, che non aiutano più a capire e ad informare. L'esempio lampante di questo handicap si è manifestato durante il volo di ritorno da Rio, quando Bergoglio ha interloquito con i media a tutto campo, suscitando con le sue parole, sui gay come sullo Ior, l'impressione di un cambio di paradigma epocale per la Chiesa Cattolica. Questo effetto ottico deformante dipende appunto dall'insufficienza degli schemi interpretativi cui i giornalisti si rifanno per comprendere le parole del  Papa. Essi non capiscono che la Rivoluzione di Francesco non parte dal 2013, ma dal 1962. L'aver infatti ridotto il Concilio Vaticano II ad un evento modernizzatore della Chiesa ha impedito loro di cogliere tutta la portata della maturazione della coscienza teologica ed ecclesiale che quell'evento ha prodotto. La Chiesa, grazie al Concilio, ha infatti definitivamente espresso la sua irriducibilità a qualunque potere: essa non sarà mai l'ancella di nessuna ideologia che riduca il valore dell'uomo e della vita ad un prodotto sociale, storico, psichico o economico. Se nel combattere il tentacolo del regime comunista la Chiesa ha avuto come alleato l'ideale borghese, questo non vuol dire che essa lo abbia sposato o promosso. L'unica passione della Chiesa è il Vangelo e mai essa baratterà "un pó di Vangelo" con ideali che usano il Vangelo per ben altri obiettivi, fossero anche la difesa delle strutture sociali e fisiche dello stesso Occidente. Identificare la Chiesa con una cultura o con un ideale è sempre sbagliato. Papa Francesco sveglia tutti coloro che credono - marxisticamente - che la Chiesa sia una sovrastruttura del sistema capitalista o dell'ideologia borghese: la Chiesa è il Corpo di Cristo, il Tempio della Spirito nella Storia, il Popolo nuovo di Dio - distinto e diverso da tutti gli altri popoli. Qui non si tratta di scagliarsi contro la borghesia o contro le strutture dell'Occidente, che - per altro - sono uno degli esiti della mentalità cristiana nella storia, ma si tratta di non identificare mai la Chiesa con un ideale, come quello borghese di tranquillità e di benessere, che sfrutta la Chiesa stessa per giustificarsi e per tenersi in vita tra i marosi della storia.