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IN VIAGGIO CON IL PAPA/ Cos'è successo, davvero, sull'aereo con Bergoglio

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Dalla lobby gay in Vaticano al caso Ricca, dalla comunione ai divorziati risposati al rapporto con Benedetto, dalla vicenda Vatileaks alla riforma dello IOR, dai prossimi viaggi a quel monsignore (Scarano) finito in galera. Insomma il sogno di ogni vaticanista. Da quando è arrivato sorridente e pacioso in coda all’aereo, dove eravamo stati confinati, al suo saluto finale è trascorsa 1 ora, 21 minuti e 45 secondi. Cronometrati dal mio iphone. Gli sono state poste quasi 20 domande e non ha proferito un “no comment”. Nessun argomento evitato o glissato, persino i temi più spigolosi e delicati sono stati affrontati con lo stile franco e diretto che abbiamo imparato a conoscere. Un comunicatore nato, che non ha sbagliato un colpo né un battuta, uscendo vincente da un ring in cui se la doveva vedere con un plotone formato dalle maggiori testate del mondo. E non tutte amiche. L’arma strategica è stata la sua sincerità, il porsi così come è, senza filtri. Ha spiazzato tutti. Giuro che ho visto qualcuno dei miei più smaliziati colleghi piangere. Non so se per la felicità e per la spaventose mole di lavoro consegnata con allegria dal pontefice. 

Non mi soffermo su quello che è già stato riportato con dovizia di particolari ma mi permetto qualche osservazione sul materiale di discussione offerto dal Papa con le sue risposte. Al contrario di molti giornalisti, e pare anche di un gran numero di cardinali e vescovi, Francesco non è per nulla preoccupato dalle complesse vicende che riguardano la struttura curiale e l’assetto di certe istituti (vedi IOR). Non lo spaventa il lavoro, vuole prendere decisioni senza tradire l’amata collegialità e soprattutto si fida dei suoi collaboratori. Il verbo “fidarsi” è ritornato più volte durante la chiacchierata: si fida di chi è a lavoro nelle commissioni stabilite per studiare le vicende più spinose, si è fidato del popolo brasiliano chiedendo di allentare le misure di sicurezza, si fida dei suoi collaboratori in Vaticano, che vorrebbe un po’ più vecchio stampo, discreti e leali, schietti fino alla contestazione, si fida della Madonna e del suo Dio, a cui ha chiesto di sostenerlo nel suo ministero. 

E’ un papa riformatore per costituzione: e non parlo della struttura vaticana, ma anche del piglio con cui ha affrontato temi stagnanti e ricorrenti. Ruolo delle donne, comunione ai divorziati/risposati, movimenti e rapporto con altri confessioni cristiane. Nell’ordine ha definitivamente sentenziato che le donne nella Chiesa sono più importanti degli uomini perché nel collegio apostolico Maria aveva un ruolo superiore agli apostoli (ci si può girare intorno ma il succo è questo) auspicando una bella riflessione teologica in tal senso. Poi ha spiegato che nel tempo della Misericordia, bisogna affrontare il nodo dell’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati nella totalità della pastorale matrimoniale. Motivo per cui è allo studio un sinodo sulla vicenda. Ama il titolo di “Vescovo di Roma” perché è il primo nell’ordine ma non nasconde la prospettiva ecumenica che ha aperto la sua predilezione. E’ francescano nell’elogio dell’austerità, ma ammette candidamente che certe scelte, come la decisione di abitare a santa Marta, sono dettate da motivi “psichiatrici”. E ancora nell’affrontare gli scandali che hanno insidiato il suo ancora breve pontificato, ha mostrato buon senso e fermezza, dicendo chiaramente ciò che è vero e ciò che non è vero. 

 


COMMENTI
05/08/2013 - le donne e il Papa (luisella martin)

La giornalista mi pare sia stata l'unica a sottolineare l'importanza delle parole che il nostro caro Papa Francesco ha dedicato alle donne. Parole che Gesù avrebbe approvato se fosse stato su quell'aereo. E infatti c'era!