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MEDICINA/ Cancro, la definizione va cambiata

Un comitato di esperti di oncologia dell'Istituto nazionale della salute Usa hanno deciso che la parola “cancro” va cambiata. O, per lo meno, che non va più usata in molti casi

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Un comitato di esperti di oncologia dell'Istituto nazionale della salute Usa hanno deciso che la parola “cancro” va cambiata. O, per lo meno, che non va più usata in molti casi in cui attualmente, invece, lo è. Essa, infatti, evoca immediatamente scenari funesti, gettando il paziente nello sconforto. Tuttavia, buona parte dei cancri, oggi non rappresentano malattie incurabili e irreversibili. Molte, inoltre, sono benigne o hanno la possibilità di diventare tali. Per cui, l’orientamento è stato quello di imprimere una svolta non definendo più con questo vocabolo alcune malattie quali il cancro della mammella in situ, le lesioni alla prostata, alla tiroide e ai polmoni. Si tratterebbe si lesioni pre-maligne che andrebbero dunque ribattezzate «lesioni indolenti di origine epiteliale». «Cambiare il linguaggio è fondamentale per dare alla gente la fiducia necessaria per affrontare le loro malattie senza esagerare con le cure», ha dichiarato al New York Times Laura Esserman, tra le autrici del rapporto nonché direttore del Breast Center all'università di California a San Francisco. Dello stesso avviso il direttore del National cancer institute, e Nobel Harold Varmus: «Abbiamo difficoltà a convincere i pazienti che alcune lesioni scoperte ad esempio alla prostata o di conseguenza a mammografie non sono sempre maligne e in pratica non mettono in pericolo la loro vita».

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