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FERRARA/ Mons. Negri, il "postribolo" di fronte al Duomo e l’Italia senza padri

Pubblicazione:venerdì 5 luglio 2013

Il Duomo di Ferrara Il Duomo di Ferrara

Mons. Negri non è il bacchettone e il moralista un tanto al chilo ma, al contrario, è il difensore della verità di ogni uomo, dunque della dignità di ciascuno e di tutti. Vuole, insomma, fare come Pasolini, quando si scagliò contro “la dissociazione che spacca ormai in due il vecchio potere clerico-fascista, può essere rappresentato da due simboli opposti, e, appunto, inconciliabili: «Jesus» (nella fattispecie il Gesù del Vaticano) da una parte, e i «blue-jeans Jesus» dall’altra. Due forme di potere l’una di fronte all’altra: di qua il grande stuolo dei preti, dei soldati, dei benpensanti e dei sicari; di là gli «industriali» produttori di beni superflui e le grandi masse del consumo, laiche e, magari idiotamente, irreligiose. Tra l’«Jesus» del Vaticano e l’«Jesus» dei blue-jeans, c’è stata una lotta. Nel Vaticano - all’apparire di questo prodotto e dei suoi manifesti - si son levati alti lamenti. Alti lamenti a cui per solito seguiva l’azione della mano secolare che provvedeva a eliminare i nemici che la Chiesa magari non nominava, limitandosi appunto ai lamenti. Ma stavolta ai lamenti non è seguito niente. La longa manus è rimasta inesplicabilmente inerte. L’Italia è tappezzata di manifesti rappresentanti sederi con la scritta «chi mi ama mi segua» e rivestiti per l’appunto dei blue-jeans Jesus. Il Gesù del Vaticano ha perso. Ora il potere democristiano clerico-fascista, si trova dilaniato tra questi due «Jesus»: la vecchia forma di potere e la nuova realtà del potere...

E’ il famoso articolo “Sviluppo e progresso”, pubblicato sul Corriere della Sera e inserito negli Scritti corsari. Ecco, “stavolta ai lamenti non è seguito niente”, scrive Pasolini. Mons. Negri ha fatto seguire, eccome, il suo lucido giudizio e la sua attenzione di uomo, prima di tutto, e di pastore, innanzitutto a quei giovani - ma quando aboliremo questa stravolgente categoria sociologica? -, presumibilmente quegli “uomini” che, domani, potrebbero ricoprire posizioni di rilievo nella società: inaccettabile il silenzio o la riduzione ad una semplice babele postmoderna, gonfia di vivacità e colori: urge il giudizio.

Si tratta, dunque, di un approccio del tutto laico, perché chi è laico concepisce le azioni e le responsabilità invidividuali come inevitabilmente afferenti alla sfera pubblica del popolo, làos, in greco, e di qui, appunto, l’aggettivo qualificativo “laico”. Chi, invece, riduce e grida alla lesa maestà, dopo essere stato toccato dalla critica razionale, è proprio come quei clerico-fascisti stigmatizzati da Pasolini: un reazionario. E così è, secondo il Vescovo, la città di Ferrara - reazionaria - ogniqualvolta tende a difendere se stessa al di là della verità e dei criteri di razionalità individuale e pubblica.

Poche storie: qui il vero laico è il Vescovo, dunque: cristiano e, per ciò, laico. La lezione è sempre questa. Ma - ancora una volta - il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. Perché, infatti, gli uomini di “sinistra” di Ferrara non sono Peppone? Perché Peppone era un uomo del popolo ed aveva chiari questi principi e quei criteri razionali e di senso comune che, almeno fino al comunista Amendola, nel mondo comunista erano decisi e decisivi. Dopo, è cominciata la lunga marcia verso il partito radicale di massa, con la complicità dei “cattolici adulti” e addio alla tradizione popolare italiana laica, cristiana e perfino cattolico comunista (mi riferisco a Rodano, non a Dossetti).


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COMMENTI
05/07/2013 - I papà e le mamme ci sono ancora... (claudia mazzola)

Non è tutta colpa dei grandi di adesso, le tentazioni oggi sono tantissime per i giovani. Un ragazzo 24enne di una comunità x tossici ci ha chiesto "Voglio capire perchè sono caduto nella droga" Mio marito ha risposto "Perchè c'è!".