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EMANUELA ORLANDI/ L'infinito monologo del "superteste": microspie nelle auto di vescovi

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Emanuela Orlandi  Emanuela Orlandi

Il 22 giugno scorso ricorreva il 30esimo anniversario dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana 15enne di cui si sono perse le tracce in piazza Sant'Apollinare, a Roma. Dopo tre decenni di silenzio, fatti di piste rivelatesi infondate, di testimonianze fallaci e delle grida Ali Agca che pretendeva di essere liberato in cambio della ragazza, ecco, un uomo parla a fiume e con le sue parole tenta di colmare il vuoto lasciato nell''83 dalla “ragazzina con la fascetta”. Nessuno sa perché Marco Fassoni Accetti abbia deciso di rivelare tutto ciò che sa sul caso Orlandi dopo così tanto tempo e difficile è dire in che percentuale le sue dichiarazioni possano essere ritenute veritiere: la carne al fuoco è tanta, forse troppa, e la sua decisione di gettarla tutta sulla griglia adesso non può che destare qualche perplessità. L'uomo – di professione fotografo e regista – non ha rivelato qualche semplice indizio, ma ha lanciato delle vere e proprie "bombe", sostenendo di essere stato iniziato da “sacerdoti un po' peccatori” ai retroscena della Curia vaticana alla fine dei '70 e di essere stato assoldato da un “nucleo di controspionaggio” nato per contrastare i “finanziamenti a Solidarnosc e in generale alla spinta anticomunista di Wojtyla”. Per raggiungere lo scopo piazzarono persino delle miscrospire nell'auto del cardinale lituano Audrys Backis, presente anche all'ultimo conclave “per attenzionare persone che erano con lui”, e Fassoni fa anche i nomi di altri prelati, come “monsignor Martin, della Prefettura pontificia, e Deskur, preposto alle Comunicazioni sociali” e “il cardinal Hume, alle prese con i debiti della sua diocesi”, che sarebbero stati coinvolti nelle attività di controspionaggio. In questo clima, a dire suo, si collocano i rapimenti di Emanuela e della coetanea Mirella Gregori, che sparì da Roma il 7  maggio del 1983, sequestrate per ingraziarsi i Lupi Grigi e far liberare Agca, versione tutt'altro che inedita che sembra stridere con deposizioni di interrogatori precedenti in cui aveva sostenuto che le due si fossero allontanate volontariamente. Qualcosa di vero nelle sue parole dev'esserci per forza, ma la sua figura ambigua, il suo passato oscuro e alcuni suoi precedenti penali gettano dell'ombra sulla sua buona fede e sul fatto che il suo desiderio di “vuotare il sacco” sia motivato unicamente dal togliersi un peso dalla coscienza.



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