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LUMEN FIDEI/ La fede di Francesco, una "luce" amica della vita

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Riprendendo la Caritas in Veritate, Francesco chiarisce così il nesso tanto ostico nella nostra cultura tra fede e verità. Il tema viene trattato a lungo, perché certamente si tratta di una questione cruciale. La verità  della fede è l'amore. Non un amore come una esperienza soggettivistica, ma come rapporto autentico con la vita e con l'esperienza che l'uomo può riconoscere e comprendere. È questa sua consonanza con la struttura del reale e della nostra esperienza che permette alla fede di attraversare il tempo e le culture. Perché, se così non fosse, la trasmissione della fede sarebbe un compito impossibile. Invece, impegnando il cuore, ma anche l'intelletto e le mani, l'orecchio e la vista, cioè l'insieme della persona, la fede si intesse di continuo  dentro la vita, di cui ci aiuta a scoprire la verità.

Ecco perche la fede vera è sempre semplice e non ha bisogno di essere arrogante. La sua forza non sta nel fare la voce grossa, o nell'usare le strategia della seduzione o del potere. La fede, al contrario, parla la lingua della vita dell'uomo, delle sue speranze, delle sue sofferenze, delle sue paure. Semplicemente perché la fede non vuole catturare, ma ci vuole liberare.

Essa arriva a destinazione solo quando si veste di quella verità che è vita. Ecco perché, oggi più che mai, la fede è luce: l'oscurità del nostro tempo deriva dalla negazione della fede che porta con se il misconoscimento della vita e il restringimento della ragione. Dal dilagare della volontà di potenza che si traduce poi in pulsione di morte. Lo vediamo oggi ancora più chiaramente: la verità puramente tecnica, per quanto potente, non basta alla nostra sete di vita; né può soddisfarci la deriva soggettivistica, che ben presto si rivela fallace e insostenibile.

Di fronte a tale smarrimento, la fede ha dunque un grande ruolo da svolgere: aiutare l'uomo contemporaneo a riaprire l'orizzonte, ad allargare la ragione, a fondare la fratellanza, a riconoscere il bene comune. È questo ciò che serve all'uomo d'oggi che, pretendendosi onnipotente, rischia di perdersi e di autodistruggersi. Il Papa venuto dall'altra parte del mondo, dunque, non è solo capace di gesti. Il suo sguardo limpido apre uno squarcio nel cielo pieno di nubi che copre il nostro orizzonte. A condizione che ci mettiamo in ascolto e che ci riconosciamo, un'altra volta ancora, bisognosi di salvezza.

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