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LUMEN FIDEI/ La fede di Francesco, una "luce" amica della vita

Pubblicazione:sabato 6 luglio 2013 - Ultimo aggiornamento:sabato 6 luglio 2013, 10.39

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Com'è difficile, oggi, parlare della fede! Com'è difficile riuscire da un lato a evitare il duro dogmatismo, che lascia freddo l'interlocutore, sempre pronto ad avanzare le sue riserve, e, dall'altro, a non cedere all'emotivismo, che riduce la fede ad un'esperienza personale, vagamente misticheggiante, e come tale sterile e incomunicabile.

La Lumen Fidei riesce là dove tante volte, come cristiani moderni, sentiamo di aver fallito: affermare con schiettezza i contenuti della fede cristiana, senza cedimenti alle mode culturali, e nello stesso tempo stare  dalla parte dell'uomo, della sua condizione contemporanea. E in questo modo permettere di nuovo l'incontro tra il piano della fede e il piano della vita.

Come figli della cultura occidentale non possiamo dimenticare la pretesa dell'illuminismo di porre la ragione come fonte della nostra luce. Una pretesa certo problematica, ma che pure ha costituito un passaggio imprescindibile della nostra storia culturale. Francesco, invece, dice all'uomo contemporaneo che la fede è la nostra vera luce. Ciò che ci attira, ci illumina, ci accompagna. Come è possibile fare questa affermazione oggi?

Certo, chi pensa che già tutto sia illuminato dai riflettori accesi dalla società moderna, non saprà cosa farsene di questa affermazione. Ma tutti coloro che si rendono conto dello smarrimento in cui ci troviamo, dell'oscurità nella quale la nostra vita personale e collettiva si dibatte, potranno riconoscere l'attualità dell'affermazione di Francesco.

Una luce dunque. Ma di che luce si tratta? La luce della fede, scrive il Papa, non dissipa tutte le nostre tenebre. Il Dio cristiano non è il Dio tappabuchi. Piuttosto, la fede è una "lampada che guida nella notte i nostri passi, e questo basta per il cammino". Un'immagine potente. Anche perché quella lampada che ci accompagna e ci guida la dobbiamo tenere in mano noi uomini. Il punto non è banale. Perché, proprio per  questo, è illusorio pensare che la fede sia riducibile ad una esperienza soggettiva. La fede, invece, dice Francesco, è una storia comune, di uomini e di donne, che segna ed apre il cammino di un popolo. Della Chiesa, certo, ma più estesamente, dell'uomo.

La fede sta dentro una relazione con la realtà e con gli altri, sta dentro una storia che nessuno fa da solo. Dunque, la fede non tocca semplicemente la sfera cognitiva, anche se certamente non la esclude. La fede, infatti, riguarda il cuore, cioè la persona nella sua interezza, anima e corpo, intelletto e desiderio. E per questo la fede non è né un'astrazione - un mero discorso - né un astrarsi - un semplice uscire dal mondo. Al contrario, la fede cammina con l'uomo e la sua storia, personale e collettiva. 


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