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Cronaca

IL CASO/ 2. Tito Traversa, alla vetta più alta sei arrivato tra le braccia del destino

Tito Traversa (titotraversa.it)Tito Traversa (titotraversa.it)

Eppure questo sport ha un aspetto speciale, direi peculiare, che lo rende diverso; per esempio ha bisogno di passione autentica e non indotta: non si può proprio costringere nessuno a salire lassù (non è come tirare calci a un pallone) e nessun genitore ha un tale potere coercitivo; lo si fa perché c’è in te una spinta imprescindibile a farlo. 

Che ti porta oltre la paura (di cadere, dell’altezza) e dentro te stesso, che spinge in alto, che sfida e gioca con il tuo limite. C’entra con la natura, con le pareti inviolabili e però anche con la capacità di adattare te stesso al nuovo percorso, una sfida di intelligenza, agilità e felicità. 

Tito era un ballerino leggerissimo che giocava con le sue doti fisiche straordinarie mettendole al servizio della sua intelligenza, della sua umanissima voglia di andare oltre, lassù, sempre più in alto verso la conquista di un pezzetto di vita saporitissima, intensa e vera. La stessa indicibile spinta che afferra l’uomo da quando è uomo, da quando è Ulisse, Cristoforo Colombo o Walter Bonatti, per fare qualche nome. Una volta erano detti “eroi” ma ora guardando Tito potremmo anche solo definirli “ardenti d’infinito”.

Come delle fiaccole che vanno avanti, perché è bello illuminare il mondo, l’anima. La propria anima innanzi tutto. Tutto il resto è dato in più.

Ora, tornando umilmente alla cronaca, difficilmente sentiremo chiamare Tito con il titolo di eroe, anche se è il nome di un grande imperatore. E questo è giusto. Forse non era ancora abbastanza grande per capire esattamente a quale spinta stava ubbidendo, forse non aveva ancora chiare le ragioni, faceva quello che faceva (cioè cose straordinarie) semplicemente perché gli piaceva.

È caduto.

A quanto pare l’attrezzatura che stava usando non gli era abituale, ha compiuto gesti per lui naturali credendo di essere in sicurezza. Hanno concorso una serie di accidentali imprevisti e sviste, non si può proprio parlare di colpe, forse solo di  sfortunate circostanze.

E Tito è volato, sono saltati i rinvii e ha sbattuto il capo contro la parete, contro la roccia. Una serie di eventi così terribilmente umani.

Che hanno ribadito proprio questo: Tito è un uomo. Sfortunato, fragile, mortale. E bravissimo. E bellissimo. Perfettamente uomo. Nonostante i suoi 12 anni, anzi, con tutti i suoi 12 anni. Vissuti così bene.

Grazie ragazzo, di tutto ciò che sei stato.

Grazie della bellezza dell’umanità che hai fatto risplendere.

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COMMENTI
08/07/2013 - parlare senza sapere (tore vacca)

caro giuseppe crippa molto spesso le persone parlano senza avere cognizione di causa, credono di conoscere un argomento ma in realtà la loro interpretazione è condizionata dai luoghi comuni o dal sentito dire. come puoi parlare di una persona che non conosci e credere di sapere cosa poteva ricavare da quello che faceva? queste sono soltanto tue interpretazioni. l'arrampicata non è la conquista della vetta (luogo comune), è altro. e non ha nulla a che fare con "l'aggressività contro l'avversario". tantomeno con il pericolo, o l'imprudenza, o l'improvisazione. non stai parlando di un kamikaze improvvisato, ma di una persona che aveva anni di esperienza, e ne aveva molta più di alcuni adulti che non raggiungeranno mai quel livello di preparazione. chi pratica questo sport segue dei corsi sulla sicurezza, e sà perfettamente come bisogna comportarsi. Tito Traversa è morto facendo qualcosa che sentiva profondamente, qualcosa che tu non condividi o non puoi capire. ma questo è un problema tuo, perchè parli senza sapere cosa è successo e come si è verificato l'incidente. -

 
07/07/2013 - Tito: un ragazzino (Giuseppe Crippa)

Fatico a credere all’autrice che nega che che il free climbing sia particolarmente pericoloso ma soprattutto non penso che il povero Tito amasse questo sport per la soddisfazione estetica che ne ricavava (e che offriva ai suoi cari e a quanti lo vedevano salire) o per il gusto della conquista della vetta. Ci crederei se avesse praticato questo sport unicamente nella discrezione della sua palestra e senza gareggiare contro nessuno, ma non mi risulta che sia stato così, anzi. Non ho nulla contro l’agonismo e la voglia di misurarsi con gli altri, anzi ritengo che questa sia una insopprimibile esigenza umana che lo sport sa magnificamente sublimare quando offre opportunità di questo tipo in contesti adeguati (cioè non pericolosi per alcuno e che non consentano sfoggio di aggressività contro l’ “avversario” ma richiedano massimo rispetto delle regole), però non posso considerare Tito un uomo. Per me resta un ragazzino, un ragazzino imprudente come possono essere a volte tutti i suoi coetanei. E non vorrei mai essere nei panni degli adulti che gli erano vicino in quel momento decisivo…