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LUMEN FIDEI/ Cottier: è un Tu che salva la ragione dal buio

Pubblicazione:domenica 7 luglio 2013 - Ultimo aggiornamento:domenica 7 luglio 2013, 10.43

Papa Francesco (InfoPhoto) Papa Francesco (InfoPhoto)

Verità e amore sono il contesto in cui si situa la verità fondamentale che ci è rivelata nella fede: l’amore di Dio per noi. «Dio mi ama» vale per ognuno di noi, singolarmente… questo vuol dire il cuore. Infatti all’amore non si risponde con riflessioni teoriche − che pure sono necessarie −, ma con il dono personale: l’amore è dono e la risposta è dono.

Cioè la fede si comunica solo come dono personale.
Non siamo un gregge collettivo e anonimo. Il cristianesimo comincia nella biografia della persona con il battesimo, ma il battesimo è dato alla persona come tale, chiamata con il suo nome. Questo è importantissimo: la fede crea la comunione, ma la comunione è delle persone, ognuna con la sua libertà. Questo evita il rischio di una visione «collettivistica» o peggio «totalitaria» della fede stessa. 

Ne è sicuro? La fede non è troppo intransigente con la libertà dell’uomo?
Non è intransigente, al contrario: è aperta al dialogo perché la verità della fede nasce dall’amore. Sarebbe intransigente se nascesse da un capriccio soggettivo. L’atto di fede è il mio incontro con Dio, con l’amore personale di Dio. Quando capisco cosa vuol dire per me credere, capisco cosa vuol dire il rispetto dell’altro e del cammino che sta facendo. È accaduto che nella storia si sia tentato di imporre la fede, ma fare questo è contrario alla sua natura. La fede si propone e ad essa si risponde con un atto di libertà.

La libertà ha sempre ragione?
La libertà è nel sì dato a Dio: è qui che sta la libertà vera, non in una apertura senza bussola. Coloro che lo pensano di fronte a sé hanno solo il nulla.

Da dove vengono i rischi maggiori per la fede oggi?
Dall’uomo stesso, dall’uso che fa della sua intelligenza. Se ritiene di ricevere la verità − fides ex auditu − è sulla via giusta, se invece pretende di essere lui il criterio della verità, finisce per esercitare al limite nient’altro che una visione tecnocratica della ragione. Ma in questo modo la persona è senza un punto fermo e alla fine le resta solo il buio.

(Federico Ferraù)



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