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IL CASO/ Il Muller Thurgau, la ricchezza dell’Italia e la povertà della politica

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Bè proprio la politica ha dato un esempio pessimo di tutto questo, si potrebbe ribadire. E' vero. Ma è pur sempre preferibile l'argine di una situazione collegiale che comunque deve rispondere a qualcuno, dell'uomo solo al comando della cosa pubblica, che alla fine non salva nulla. Anzi.
Detto questo, un'altra demagogia strisciante, dopo quella della politica che è sporca per partito preso (nomen omen) è l'abolizione della Province. Se solo ci fermassimo a pensare ci metteremmo a piangere per il ridicolo. E mi chiedo: sono gli emolumenti ad assessori e consiglieri provinciali il problema dell'Italia ? E quanto valgono questi emolumenti a fronte di un esercito di funzionari che non si potranno certo licenziare, ma anche di palazzi nobili di improbabile vendita (bellissimo quello della Provincia di Lodi) e di altri pezzi del nostro patrimonio che fanno capo alla Province ? Davvero l'Italia si governa meglio riducendo la prossimità amministrativa ? L'altro giorno in Friuli ho incontrato Francesca, neo assessore alla cultura della Provincia di Udine. L'ho incontrata un sabato, mentre andava a trovare la gente che si radunava per un festa o un convegno. E m'ha colpito il suo entusiasmo, che era in controtendenza con i de profundis sulle province (ma due estati fa abbiamo letto anche quello dei Comuni sigh!). E m'è venuto in mente che queste persone di buona volontà potrebbero essere davvero i registi di quei giovani che sui territori cercano risposte, illudendosi che arrivino da qualche guru che sta a Roma o a Milano. In questi giorni sto chiudendo il mio Golosario, libro di mille pagine che racconta l'Italia del gusto. Ed è diviso per province. Non so se all'Expo le province ci saranno ancora; il mio Golosario certamente ci sarà, anche per raccontare quell'Italia del gusto che magari non trova spazio e voce altrove. In ogni caso una certezza non mi abbandonerà: continuerò a suddividerlo per province, che ci siano o che non siano. Quasi come una memoria di ciò che andremo a perdere e delle scelte ispirate dalla facile demagogia. Si proprio lo scegliere per scegliere, tanto per far vedere che si fa qualcosa... mentre le riforme e i problemi veri di un Paese che è pur sempre fantastico, li si lascia al prossimo che verrà. Magari a un uomo solo al comando, di cui pentirsi dopo poco tempo... Ma la storia non ci ha insegnato nulla?

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