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IL CASO/ Prodotto il "bimbo senza malattie", ora si tratta solo di venderlo...

Dagan Wells, uno dei pionieri della diagnosi preimpianto, ha annunciato la "produzione" di un bambino libero da malattie: il dna è stato "corretto" prima dell'impianto. FRANCESCO AGNOLI

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Da tempo, ormai, la riproduzione umana è divenuta uno degli ingredienti del grande mercato che ci circonda, e ci avvolge: siamo nell'epoca del Baby Business, signori e signore. Ovuli, seme, embrioni, uteri: tutto si vende o, vedi l'utero, si affitta… 

Sino a poco fa, invece, non tutto era acquistabile: dopo la fine della schiavitù, propria del mondo antico e pre-cristiano, sembrava che l'uomo non fosse sottoposto, come gli oggetti, alle leggi del mercato. Oggi, invece, poiché tutto è relativo, anche le leggi di natura,  tutto è divenuto lecito; tutto  può essere venduto; tutto può essere comperato. Oggi la Felicità non ce la promettono più i dittatori, seminatori di utopie e, nello stesso tempo, di morte: l'ultima utopia, la Felicità, ce la offre certa "medicina".  

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Oggi, un figlio possiamo "produrlo" al di fuori dell'utero materno, magari con seme e ovuli di serie A o di serie B, a seconda del catalogo cui possiamo accedere, stante il nostro personale peculio; oggi possiamo produrre i figli in serie, come le auto, per poter poi scegliere, tra di essi, quello ritenuto migliore (congelando e lasciando morire gli altri nei nuovi lager ad azoto liquido). 

Il progresso avanza; la sperimentazione prosegue, senza trovare alcun limite (neppure l'alta fallibilità tecnica della riproduzione artificiale, testimoniata dal notevole tasso di bambini malati concepiti in provetta): l'uomo è divenuto fine dell'esperimento di un altro uomo, oggetto del suo arbitrio, cioè della legge del più adulto. Anche l'arte del vendere fa passi da gigante, e si è ormai capaci di promettere, per un bambino, le stesse straordinarie prestazioni che si assicurano a chi acquisti una macchina o un aspirapolvere: "costa, ma è il migliore!"

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L'ultimo prodotto sul mercato è appena uscito. La pubblicità sul Corriere della Sera di ieri, sotto il titolo altisonante: "È nato il bimbo libero da malattie". Verrebbe da pensare, per scherzo, che il titolista abbia delle percentuali sulle vendite: certamente, quanto a promesse, ha del coraggio. Si spiega, nell'articolo: «È nato il primo bimbo in provetta il cui Dna è stato analizzato "a tappeto" prima dell'impianto nell'utero materno», dice ai colleghi il "padre" della tecnica. Chi parla è Dagan Wells, università di Oxford, uno dei pionieri della diagnosi preimpianto. Un maschietto, che gode di ottima salute, è il primo nato al mondo con la sua mappa genetica nel cassetto. A Dna "garantito".

Il semplice lettore, come il sottoscritto, non può avanzare, dopo la lettura del proclama, che alcune banali considerazioni. Ricordando per esempio che da anni, la diagnosi pre-impianto, quale che sia, porta con sé la promessa della perfezione prossima ventura, ma anche molti limiti: scientifici ed etici. 

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COMMENTI
09/07/2013 - l'anima (claudia mazzola)

Una cosa non potranno mai manipolare: l'anima

 
09/07/2013 - Attenzione alla garanzia (Giuseppe Crippa)

Quel bambino sarà pure “geneticamente sano” ma comunque incontrerà, a suo tempo, il decadimento fisico della vecchiaia che come sentenziò Publio Terenzio Afro è essa stessa una malattia: “Senectus ipse morbus est”. Nei panni di un venditore di bambini geneticamente sani starei attento a non offrire per i miei “prodotti” una garanzia troppo lunga…