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PAPA/ Don Merola: Francesco ha denunciato l’"anestesia del cuore" del mio quartiere di Napoli

Don LUIGI MEROLA, prete anticamorra di Napoli, vive con grande partecipazione l'appello di Papa Francesco contro l'"anestesia del cuore" e l'indifferenza verso gli ultimi

Papa Francesco (InfoPhoto) Papa Francesco (InfoPhoto)

A don Luigi Merola, prete che vive sotto scorta per aver alzato la voce contro la camorra, nonché fondatore de “A Voce d’è Creature” che si occupa di minori a rischio, abbiamo chiesto di commentare le parole pronunciate oggi dal Papa nella sua visita a Lampedusa.

Oggi, nella sua visita a Lampedusa, il Papa ha parlato di “anestesia del cuore”, di “globalizzazione dell’indifferenza” e di una società, la nostra, che “ha dimenticato l’esperienza del patire con”. Che ne pensa?
Il Papa fin dal primo momento ha avuto grande attenzione verso gli ultimi e verso i fratelli immigrati. In questa Europa opulenta, chiusa nella sua indifferenza, il Papa ha voluto scuotere le coscienze. Anche a noi che sulla carta ci diciamo cristiani poi, però, nei fatti siamo indifferenti agli ultimi.

È un giudizio duro il suo.
Auguriamoci che con questa visita, non solo i potenti della Terra, ma noi tutti che ci diciamo cristiani impariamo a condividere quello che abbiamo con chi sta vivendo un momento di grande sofferenza.

È un caso di indifferenza anche la sua fondazione che chiude?
‘A Voce d’è Creature’ chiude per un momento di difficoltà. Ma sono convinto che la generosità degli italiani, dei miei amici napoletani e campani mi permetterà di riaprire presto. Fa bene il Papa a dire le cose che ha detto, ma il nostro è sempre stato un popolo generoso. Qui a Napoli, ringraziando Iddio, abbiamo una coscienza molto viva e siamo molto sensibili ai bisogni dei bambini.

Chi la sta aiutando?
Anche in questo momento ci sono amici che mi incoraggiano a riaprire la fondazione, ad avanti proprio per i bambini. Che saranno le vittime di questa chiusura perché torneranno in strada. Dopo che abbiamo fatto tanto proprio per toglierli dalla strada. Ora c’è il rischio che tornino nelle mani della camorra.

C’è qualcuno che la sta aiutando concretamente?
Sì, certamente. C’è un imprenditore che è sempre stato vicino alla fondazione e mi ha sempre aiutato. Assieme stiamo cercando di riaprire presto la fondazione. In più...

In più?
In questo momento, con le scuole chiuse e la nostra fondazione chiusa, rischiamo di aiutare la criminalità a prendersi i nostri ragazzi che sono rimasti per strada. Magari per portare un pacco da un quartiere a un altro, o per smerciare la merce contraffatta. Poi c’è anche un’altra piaga.

Quale?