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IL CASO/ Meglio adottati in televisione che kamikaze…

Un bambino pakistano viene addestrato ad uccidere (Foto: Infophoto) Un bambino pakistano viene addestrato ad uccidere (Foto: Infophoto)

La realtà, come sempre, è sfaccettata e non permette di tagliare con il coltello il bene dal male. Credo ci sia della verità in entrambe le posizioni. C’è un rischio di ingessatura nel politically correct degli addetti ai lavori che, in nome della massima possibile garanzia per tutti i soggetti coinvolti, finisce per non vedere i bisogni concreti, o per vederne solo alcuni: testimonianza evidente della verità del vecchio detto, secondo cui “il meglio è nemico del bene”. C’è, dall’altra parte, una spregiudicatezza presuntuosa e rozza, che in nome del fare minimizza o esclude del tutto l’attenzione alle conseguenze di certe iniziative, quasi che lo slancio di una “buona azione” sia di per sé autosufficiente. 
Per tornare allo show pakistano, ci si chiede quanto le coppie vincitrici fossero fin dall’inizio consapevoli e motivate a un simile “premio”, chi ne abbia valutato l’effettiva disponibilità a diventare genitori di quella bambina, chi potrà in futuro tutelare la piccole da eventuali, deprecati, maltrattamenti; quale sia la struttura pubblica deputata alle adozioni e come la stessa sia stata interpellata o sia intervenuta. Tutte domande cui, ovviamente, la notizia di cronaca non può dare risposta, ma che indicano la complessità di una vicenda adottiva. Bisogna comunque dare atto all’iniziativa televisiva di aver posto all’attenzione dell’opinione pubblica, non solo pachistana, la realtà dei tanti, troppi bambini abbandonati.

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