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Cronaca

CYBERBULLISMO/ Il suicidio della piccola Hanna e quella società che non sa più dire “noi”

Per ADRIANA BATTAGLIA, scuola e famiglia devono puntare sulla competenza comunicativa, quella capacità di entrare in relazione con gli altri in quanto partecipi di una situazione di crescita

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Hanna Smith, 14 anni, si è impiccata: il cyberbullismo l’ha uccisa, un’altra vittima adolescente del fenomeno bullismo che è brace, pronta ad attizzare subdoli fuochi devastanti. Mi sollecita una riflessione: l’essere umano è fatto per domandare e ricevere risposte. Tutto attorno a lui invita a farlo: i fenomeni della natura, la presenza dei suoi simili, la percezione di una realtà ambientale complessa. Se è la realtà esterna che sollecita le domande, si deve tuttavia riconoscere che è essenzialmente la struttura mentale umana che è spontaneamente sensibile all’interrogazione. Ed è a questa basilare interrogazione che rimandano i fondamentali bisogni umani di crescere, conoscere ed esibirsi. Nell’era dell’alluvione comunicativa il rischio è quello di un essere umano caratterizzato da uno sproporzionato orecchio e da un dilatato occhio.

Si sta avverando quanto sostenuto da Mc. Luhan, che “implosione elettrica sta portando nell’Occidente alfabeta una cultura acustica orale e tribale “. La tentazione di ridursi a consumatori di mass media è quella di perdere la capacità di progettare la propria esistenza sul terreno della creatività e dell’impegno personale, limitandosi a fungere da spettatori. E quali feroci spettatori saranno stati quei bulli che su ASK-FM inviavano alla povera ragazza, ipocritamente garantiti dall’anonimato, frasi che ferivano come armi: “Muori di cancro, non vali nulla, sei un essere inutile”. Anche di fronte allo stordimento prodotto dall’era dell’immagine al potere, la mente umana non smette di domandare. La domanda non è solo per avere, ma come rilevava Laeng è domanda per essere.

Avrà individuato i suoi persecutori, la povera Hanna? Si sarà chiusa in un deserto di dolore e incomunicabilità, la soglia della sua sofferenza ha oltrepassato i limiti. Scuola e famiglia devono puntare sulla competenza comunicativa, che è data dalla capacità di entrare in relazione con gli altri, non semplicemente come fonti di trasmissione di dati, ma in quanto partecipi di una situazione relazionale di crescita. Per questo saper comunicare si fonda su alcune basilari condizioni che predispongono al clima cooperativo, dato che senza la creazione di una piattaforma comunicativa, non c’è reale comunicazione, e nemmeno l’attivazione di relazioni reciproche che determinano la piattaforma della comprensione.