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Cronaca

IL CASO/ 1. Da Catania: quei migranti, annegati dove noi imparavamo a nuotare

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Ormai si sa: per ogni cento che giungono fra noi, vi è una parte che viene immolata lungo il viaggio. Noi ci commoviamo per quelli che muoiono più vicino a noi, nel Canale di Sicilia, ma nulla sappiamo di quelli che muoiono attraversando il deserto o attendendo per mesi prima di imbarcarsi.

Già, il viaggio! Oggigiorno tutti viaggiamo. Tutti pensiamo di conoscere i segreti del viaggiar bene. Il viaggio è metafora della vita. Il viaggio è tale se giunge alla meta. Ma quando la meta è a trenta metri, dopo un viaggio di migliaia di chilometri, e non riesci a raggiungerla perché non sai nuotare, che senso ha il viaggio?

Don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, ai ragazzi del movimento che in questi giorni stanno partecipando al pellegrinaggio di Czestochowa, grande metafora del viaggio, ha scritto che l'uomo per natura è un viator "e noi siamo sempre nello status viatoris, siamo sempre 'camminanti', è una dimensione del vivere".

E ha spiegato ai giovani questa dimensione fondamentale della vita con queste parole: "Durante il pellegrinaggio, come durante qualsiasi viaggio, si passa attraverso momenti (come nella vita quotidiana) in cui emerge più facilmente la consapevolezza di tutto il nostro bisogno, del bisogno che tutti abbiamo. E questo non verrà a galla perché facciamo un discorso o diamo una spiegazione, ma attraverso la strada, le circostanze: la stanchezza, le difficoltà, la solitudine. Proprio dall'esperienza che farete lungo il cammino sorgerà la coscienza del vostro bisogno e la domanda: «Che cosa avvertiamo di più necessario, se non il bisogno che una presenza ci accompagni lungo la strada della vita?»".

Queste parole sono solo un fervorino spirituale per giovani pellegrini di robusta costituzione che giungeranno a ferragosto a Czestochowa o riguardano anche quel centinaio di siriani che sopravvissuti stamattina al mare della Plaja di Catania, da domani dovranno proseguire un viaggio, forse altrettanto avventuroso che, speriamo per loro, non si concluda con la beffa del rimpatrio a spese dello Stato italiano?

Ai giovani pellegrini Carrón dà questa risposta: "Ricordatevi che non andate da soli a Czestochowa, ma insieme. E questa è già una iniziale risposta, ma – come vedrete col passare dei giorni – questo non vi risparmierà le sfide né le difficoltà, ma sarà proprio attraverso le sfide e le difficoltà che potrete sperimentare la sorpresa di Cristo presente, compagnia alla vostra vita, e vedere che non c'è alcuna circostanza in cui Cristo non si possa manifestare. Questo è decisivo per vincere la paura, perché non la si supera restando nella propria stanzetta, senza rischiare nella realtà. Come ci ha sempre detto don Giussani, la vita come vocazione è un camminare al destino attraverso le circostanze, che sono parte della modalità attraverso cui il Mistero si rivela. Il popolo di Israele ha acquistato questa certezza in mezzo a tutte le paure e le vicissitudini, attraverso le circostanze, come i discepoli, come la Chiesa, come ciascuno di noi".