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Cronaca

IL CASO/ 1. Da Catania: quei migranti, annegati dove noi imparavamo a nuotare

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E allora, chi farà compagnia a questi come ai tanti altri che sono giunti o che giungeranno tra noi?

Laura Boldrini si è subito precipitata ad augurare che possa iniziare per loro da Catania "un nuovo percorso di vita". Ma da dove può venire questa novità e questa certezza? Da coloro che non hanno voluto far attraccare a Malta per giorni una analogo carico umano? Da coloro che si sono scandalizzati perché il Governo italiano ha fatto quello che chiunque avrebbe fatto, come questa notte il proprietario dello stabilimento balneare catanese ha fatto aiutando i naufraghi prima ancora di telefonare alla polizia?

Si sa. L'immigrazione del terzo millennio è diversa da quella dei secoli precedenti. Ma non è vero! L'uomo è viator per natura, ma può e rimarrà tale solo se troverà sulla sua strada una tenda dove essere accolto, senza subire domande e interrogatori prima di slacciarsi i sandali.

Se la civilissima società occidentale riprendesse a fare esperienza di questa semplice condizione umana, ogni tanto potrebbe trovarsi come Abramo che (ricordate la prima lettura di domenica 21 luglio?) accolse tre pellegrini che non conosceva e ricevette da loro la notizia che aspettava da sempre e della quale aveva perso la speranza: "Torneremo da te tra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio".

Così da sempre l'uomo viator ha vissuto la condizione dell'emigrazione.

La civilissima società occidentale vuole capovolgere questa logica, difendersi piuttosto che accogliere, far prevalere la paura piuttosto che la speranza. Ma così facendo dimentica che il rischio più grave che corre è quello di rimanere travolta dalla sua stessa paura, privandosi di ricevere una buona notizia magari da coloro da cui meno te l'aspetti.

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