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PAPA/ Francesco dice no ai "professionisti" del desiderio (e della fede)

Pubblicazione:lunedì 12 agosto 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 12 agosto 2013, 11.26

Papa Francesco (InfoPhoto) Papa Francesco (InfoPhoto)

Al di là dell'inventario delle riduzioni, utile fino ad un certo punto, il segno più evidente che la fede cristiana ha perso per strada la drammaticità, e quindi il desiderio di Cristo, sta nel fatto che sempre più raramente nella comunità cristiana si chieda o ci si muova per l'Unità e per la Pace che, per inciso, sono gli unici due doni che chiediamo per la Chiesa nella Santa Messa.

Siccome abbiamo smesso di lottare per riappropriarci della nostra fede, con tutti i dubbi e i peccati che ci portiamo dietro, e siccome abbiamo ridotto la nostra fede all'affermazione di un aspetto del vivere, ciò che ne risulta è che si è spenta in noi la passione per la Chiesa. Capita sempre meno di rado di assistere a isteriche zuffe tra cristiani per rilasciare patenti di ortodossia e capita sempre più spesso che all'interno delle stesse associazioni o movimenti  i personalismi e le liti balcanizzino le realtà ecclesiali fino a renderle di scandalo per gli stessi aderenti e per il mondo che le osserva. Chi cerca più la Pace? Chi cerca più l'Unità? Non basta un effimero riferimento all'autorità comunemente riconosciuta, nè lo svolgere le stesse pratiche liturgiche o pastorali: ciò di cui oggi c'è bisogno è che la fede ritorni ad essere un'avventura umana drammatica dentro le circostanze della vita. 

La Chiesa, ma vorrei dire i movimenti e le associazioni − come le parrocchie −  non ha bisogno di compagni di interessi, né di compagni di riti o di bisbocce, ma di compagni di vita, compagni di dramma, compagni di "desiderio". Non siamo pochi quelli che abbiamo smesso di desiderare Cristo e, per questo, abbiamo smesso di desiderare la pace e l'unità della Chiesa. Al suo posto sono sorti sempre di più il desiderio del potere, dentro e fuori le comunità, del denaro, magari "usando" le stesse comunità, e del piacere, riducendo le comunità a compagnie da spiaggia o a club di facili sensazionalismi religiosi. L'analisi che offro è certamente impietosa perchè impietoso è il desiderio del nostro cuore. Annegarlo, anestetizzarlo, dice Papa Francesco, significa arrendersi al mondo e "cambiare il tesoro" della propria vita. 

Quando il tesoro della mia vita, infatti, diventa la soddisfazione del mio capriccio o la custodia del mio piccolo sistema (la mia donna, i miei amici e il mio clan) si condanna il cristianesimo, e il proprio Io, all'irrilevanza. Per questo il Meeting di Rimini, che si aprirà il prossimo 18 agosto, ha messo al centro "l'emergenza uomo". Perché quando l'uomo smette di accorgersi di essere amato, e quindi di cercare il volto del proprio Innamorato dentro tutte le circostanze della vita, tutta la società crolla e la comunità cristiana diventa sterile. 


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COMMENTI
16/08/2013 - Permettere la costruzione (Daniela Blandino)

Vorrei solo sottolineare come il Papa, in ciò che ci dice per richiamarci alla fede, ci additi come il Signore sia il grande costruttore che ci attira, ci ama, e come acutamente diceva qualcuno tempo fa "Muore dalla voglia di stare con noi”. In questo anno della fede mi sento chiamata (e non è una cosa facile) a consegnarmi a questa sua iniziativa e credo che questa sia l'unica strada per costruire la pace, l'unità, possibile tra chi si riconosce identicamente attratto e per uno sguardo umano su ogni persona. Diversamente potrebbe esserci un estremo, sottile tentativo ideologico di impadronirsi della costruzione. Non credo che noi possiamo creare l'unità, e nemmeno che possiamo imprimere una svolta moralizzatrice pensando che sia tutto da rifare e che adesso si riparte da una purezza. Il Signore da sempre costruisce come vuole, con chi vuole (puri e impuri), perfino con ciascuno di noi, e bisogna stare attenti perché il grano dal loglio ci penserà lui a separalo a suo tempo se no si rischia di buttare via frutti insperati. Trovo che questa questione della fede sia davvero una rivoluzione. Daniela Blandino

 
12/08/2013 - Semplicità (luisella martin)

Per la fede vale lo stesso principio che ispira le scoperte scientifiche:la natura é semplice ed é con strumenti semplici (seppure eccezionali) che se ne individuano le leggi. Se la fede é l'incontro con Gesù ed io sono certa che lo sia,almeno per me,allora ciò che decidiamo di fare non dipende solo da noi, ma anche dal nostro Amico; per quanti sforzi facciamo non riusciamo a prendere la "laurea" in fede e dintorni ... Leggendo l'ultima enciclica mi ha scossa la definizione di "cristiani arroganti" che ho sentito ahimè vera anche per me,riferita credo proprio ai professionisti della fede! Trovo miracoloso questo Papa che manifesta con dolcezza e semplicità la sua fede; e non vi é altro modo per farlo che non assomigli a quello dell'angelo caduto(che, anche lui, crede in Dio!)

 
12/08/2013 - La fede (Paolo Migliaro)

Il dato della fede non è per tutti. Non è una necessità spiritualmente imprescindibile: di fatto la fede in Cristo non è nel desiderio di ciascuno. L'esistenza che ha le connotazioni culturali della vita vissuta nelle avventure vitali delle pratiche, ha bisogno di molto tempo per le comprensioni più profonde, ha bisogno della libertà dei condizionamenti, delle precomprensioni, dei pregiudizi. Se il riduzionismo a credo, a regolette e a rito, è per tanta parte l'atteggiamento costitutivo preponderante della cristianità rilevata nei praticanti è perchè manca il senso maturo della fede, nella sua essenzialità, nella storia della sua origine e processo. Perchè crediamo? Perchè non si crede come si dovrebbe? Queste due domande dovrebbero porsi dentro un ambito particolare: perchè l'altro non crede? Perchè se io e tu crediamo, dobbiamo occuparci assolutamente dell'altro. La grande omissione! Ne conseguirebbe un percorso nuovo dove potremmo capire in profondità ancor meglio chi siamo; le nostre deficienze insieme alle problematiche complesse che rimandano alla mancanza del desiderio.