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PAPA/ Francesco dice no ai "professionisti" del desiderio (e della fede)

Pubblicazione:lunedì 12 agosto 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 12 agosto 2013, 11.26

Papa Francesco (InfoPhoto) Papa Francesco (InfoPhoto)

Il Papa ha dedicato l'Angelus della XIX domenica del tempo ordinario al tema del desiderio di Cristo. I cristiani, dice il Papa, sono coloro che desiderano la presenza e l'amore di Cristo. Il tema del desiderio, affrontato nei giorni delle stelle cadenti, ha un certo fascino. La nostra epoca è esperta di "desideri" e teorizza che una società giusta è una società che permette ad ogni uomo di realizzare i propri desideri, qualunque essi siano. 

Ma anche la Chiesa non è impreparata sul tema: il desiderio umano, spesso si dice, è la premessa per arrivare all'incontro con Cristo. Tanta revisione culturale, operata da un certo cattolicesimo militante dalla fine degli anni sessanta, ha individuato nella ricerca del desiderio che abita ogni autore, della filosofia come della letteratura, il mantra generativo di ogni "controcultura cattolica" che non volesse ridurre le esperienze letterarie o le produzioni filosofiche a prodotti dello sviluppo sociale o a incarnazioni di spiriti superiori espresse mediante parole ricercate o mere convenzioni linguistiche. 

In realtà quello che dice il Papa esula da tutti questi dibattiti intellettuali e pone una questione seria: è l'incontro con Cristo che genera in noi il desiderio della Sua presenza. Il desiderio non è la premessa ideale per diventare cristiani, ma il segno più evidente di una fede autentica. L'incontro con Cristo non mette fine alle domande, alle incertezze, ai dubbi, ma spalanca queste tipiche espressioni dell'animo umano ad una radicalità inaudita, per cui ogni generazione cristiana sente il bisogno di riappropriarsi delle verità dei suoi padri proprio attraverso il dramma della crisi, della contestazione, della domanda lucida e profonda. 

Oggi attorno a noi vediamo poco di questo. La Chiesa Cattolica Occidentale è dilaniata al suo interno da spinte di segno opposto che potremo, per semplicità, ricondurre a tre istanze: la riduzione del cristianesimo a credo, a insieme di verità da professare unanimemente alla lettera; la riduzione della vita cristiana a rito o ad attività pastorale cui ogni membro  della Chiesa deve prendere parte per poter dire di "fare un cammino di fede"; la riduzione della fede cattolica a indicazioni morali che dovrebbero permeare la vita privata o pubblica degli individui (a seconda che si sia di destra o di sinistra). 


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COMMENTI
16/08/2013 - Permettere la costruzione (Daniela Blandino)

Vorrei solo sottolineare come il Papa, in ciò che ci dice per richiamarci alla fede, ci additi come il Signore sia il grande costruttore che ci attira, ci ama, e come acutamente diceva qualcuno tempo fa "Muore dalla voglia di stare con noi”. In questo anno della fede mi sento chiamata (e non è una cosa facile) a consegnarmi a questa sua iniziativa e credo che questa sia l'unica strada per costruire la pace, l'unità, possibile tra chi si riconosce identicamente attratto e per uno sguardo umano su ogni persona. Diversamente potrebbe esserci un estremo, sottile tentativo ideologico di impadronirsi della costruzione. Non credo che noi possiamo creare l'unità, e nemmeno che possiamo imprimere una svolta moralizzatrice pensando che sia tutto da rifare e che adesso si riparte da una purezza. Il Signore da sempre costruisce come vuole, con chi vuole (puri e impuri), perfino con ciascuno di noi, e bisogna stare attenti perché il grano dal loglio ci penserà lui a separalo a suo tempo se no si rischia di buttare via frutti insperati. Trovo che questa questione della fede sia davvero una rivoluzione. Daniela Blandino

 
12/08/2013 - Semplicità (luisella martin)

Per la fede vale lo stesso principio che ispira le scoperte scientifiche:la natura é semplice ed é con strumenti semplici (seppure eccezionali) che se ne individuano le leggi. Se la fede é l'incontro con Gesù ed io sono certa che lo sia,almeno per me,allora ciò che decidiamo di fare non dipende solo da noi, ma anche dal nostro Amico; per quanti sforzi facciamo non riusciamo a prendere la "laurea" in fede e dintorni ... Leggendo l'ultima enciclica mi ha scossa la definizione di "cristiani arroganti" che ho sentito ahimè vera anche per me,riferita credo proprio ai professionisti della fede! Trovo miracoloso questo Papa che manifesta con dolcezza e semplicità la sua fede; e non vi é altro modo per farlo che non assomigli a quello dell'angelo caduto(che, anche lui, crede in Dio!)

 
12/08/2013 - La fede (Paolo Migliaro)

Il dato della fede non è per tutti. Non è una necessità spiritualmente imprescindibile: di fatto la fede in Cristo non è nel desiderio di ciascuno. L'esistenza che ha le connotazioni culturali della vita vissuta nelle avventure vitali delle pratiche, ha bisogno di molto tempo per le comprensioni più profonde, ha bisogno della libertà dei condizionamenti, delle precomprensioni, dei pregiudizi. Se il riduzionismo a credo, a regolette e a rito, è per tanta parte l'atteggiamento costitutivo preponderante della cristianità rilevata nei praticanti è perchè manca il senso maturo della fede, nella sua essenzialità, nella storia della sua origine e processo. Perchè crediamo? Perchè non si crede come si dovrebbe? Queste due domande dovrebbero porsi dentro un ambito particolare: perchè l'altro non crede? Perchè se io e tu crediamo, dobbiamo occuparci assolutamente dell'altro. La grande omissione! Ne conseguirebbe un percorso nuovo dove potremmo capire in profondità ancor meglio chi siamo; le nostre deficienze insieme alle problematiche complesse che rimandano alla mancanza del desiderio.