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14ENNE SUICIDA/ Gli mancava un amico, non i farisei della morale

Pubblicazione:martedì 13 agosto 2013

Lo sguardo indagatore di un bambino (Foto: Infophoto) Lo sguardo indagatore di un bambino (Foto: Infophoto)

Un mondo dove le risposte “mimano” quelle degli adulti, convinti che loro abbiano trovato la strada dell’esistenza. Il fumo, il sesso, l’alcol, ma anche il bullismo, la millanteria sessuale, lo sfrenato carrierismo scolastico, sono tutti nomi con i quali uno prova a chiudere e a inquadrare se stesso a quattordici come a diciassette anni. Ma il cuore è troppo grande e continuamente scoppia. 

Così, passando da un letto all’altro, da una sigaretta ad uno spinello, da un certamen ciceroniano ad una serata in discoteca, la vita non aspetta altro che un amico che ci faccia vedere l’ampiezza, la profondità e la vertiginosità della nostra anima. E se quell’amico non arriva, se al suo posto c’è il branco, con i suoi stereotipi e i suoi riti, quello che rimane è un impietoso annichilimento in cui il pregiudizio e il sogno si intrecciano, in cui il dolore è visto come bambino e la fragilità è coperta da quelle forme della vita adulta che fanno diventare il “nocciolo duro del nostro Io” impenetrabile. Chi ha avuto la fortuna di incontrare una compagnia diversa, un’amicizia adulta, ha scoperto certamente dentro di sé una strada nuova, ma non ha potuto risparmiarsi la lotta eterna che ogni adolescente vive tra il proprio desiderio di vita e una realtà che, a questo desiderio, sembra solo offrire risposte di morte, di annegamento, di anestesia. Quei ragazzi, quel ragazzo, non hanno bisogno di un parlamento che legiferi perché non esistano le prese in giro grottesche e ignoranti dell’adolescenza, quei ragazzi, quel ragazzo, hanno solo bisogno di un adulto che, come Cristo, si chini sulla loro povertà e la inizia ad amare.

Per questo, ultima cosa che vorrei dire, nessuno può speculare su una morte del genere. I genitori di quel ragazzo oggi non hanno bisogno del parlamento, della legge sull’omofobia o del gay pride. I genitori di quel ragazzo oggi hanno bisogno della stessa cosa di cui aveva bisogno loro figlio: trovare gente che faccia loro compagnia di fronte al dramma del vivere senza la pretesa di scrivere al loro posto questa pagina della loro esistenza.  Nessuno mai saprà che cosa ha provato questo nostro giovane amico nell’istante in cui ha lasciato andare la propria vita. Nessun pc potrà dircelo perché il Mistero del cuore non è fatto per essere svelato, ma solo per essere accolto, amato e - magari fra le lacrime - accudito. 


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COMMENTI
13/08/2013 - Ragazzo suicida (Carla D'Agostino Ungaretti)

Quando un adolescente vuole morire i genitori e la scuola devono per primi chiedergli perdono per il loro totale fallimento educativo. La famiglia oggi è sfasciata, la scuola annaspa e non sa più quale modello deve proporre alle povere creature che le vengono affidate. Tutti sono latitanti: i genitori, per le loro carriere e per la loro infelicità coniugale, hanno la preoccupazione prioritaria di dare una sistemata alle loro vite personali; gli insegnanti, delusi per il trattamento ricevuto dal resto della società negli ultimi 50 anni e per la mancata collaborazione delle famiglie, tirano i remi in barca e non sanno più cosa insegnare. Ma quando ci decideremo a prendere sul serio l'emergenza educativa che stiamo vivendo? Ecco i risultati!