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14ENNE SUICIDA/ Gli mancava un amico, non i farisei della morale

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Lo sguardo indagatore di un bambino (Foto: Infophoto)  Lo sguardo indagatore di un bambino (Foto: Infophoto)

Lo dico col cuore: non pensi, cara presidente Boldrini, di poter inventare illimitate leggi che impediscano ai ragazzi di avvertire tutto il disagio che hanno loro dentro; non pensi, caro presidente dell’arcigay, di poter risolvere con una legge o con un ceffone ben dato, il mare di ignoranza che gli adulti coltivano ogni giorno quando non insegnano ai loro figli che ogni persona è un santuario e che ogni santuario va rispettato e amato, senza pretendere di definirlo o di chiuderlo nella pochezza delle nostre rappresentazioni mentali. 

Non pensate, cari amici, che per ogni morto che questa civiltà del nulla si porta sulla coscienza ci sia un lavabo purificatore cui rivolgersi per discolparsi e riprendere lo show della nostra vita. Niente di tutto questo esiste. Esiste solo l’esigenza e l’emergenza di essere adulti, persone che non barano sull’ampiezza del proprio bisogno e che non riducono le lacrime degli altri a occasioni perfette per promuovere se stessi e la pochezza della loro vita.



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COMMENTI
13/08/2013 - Ragazzo suicida (Carla D'Agostino Ungaretti)

Quando un adolescente vuole morire i genitori e la scuola devono per primi chiedergli perdono per il loro totale fallimento educativo. La famiglia oggi è sfasciata, la scuola annaspa e non sa più quale modello deve proporre alle povere creature che le vengono affidate. Tutti sono latitanti: i genitori, per le loro carriere e per la loro infelicità coniugale, hanno la preoccupazione prioritaria di dare una sistemata alle loro vite personali; gli insegnanti, delusi per il trattamento ricevuto dal resto della società negli ultimi 50 anni e per la mancata collaborazione delle famiglie, tirano i remi in barca e non sanno più cosa insegnare. Ma quando ci decideremo a prendere sul serio l'emergenza educativa che stiamo vivendo? Ecco i risultati!