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Cronaca

IL CASO/ L'eroe "normale" di Palinuro ci insegna la differenza tra gratuità e calcolo

Un bambino guarda il cielo (Foto: Infophoto)Un bambino guarda il cielo (Foto: Infophoto)

Ma: non è tutto. Contestualizziamo. Un cane è anche qualcos’altro, in effetti. E’ una creatura che sta lì con te, che tu accudisci e puoi far giocare, che apprezza tutto questo e si attacca a te, ed ha un particolare vantaggio rispetto alla persona: non ti contraddice mai. Non parla; non si sveglia arrabbiato; non vuole conversare con te, cavandone fuori frustrazione; non ha bisogno di meditazioni o discorsi; non ama, volendo essere amato a sua volta; è il circolo universale del “non”. Ma “non” rispetto a chi? Semplice: a me, a te, a noi. All’uomo. 
Niente scandalo, oggi si vive così. La relazione affatica il cuore dell’uomo, lo scava e lo spacca, spesso, allora ce ne allontaniamo, moltiplicando i “grandi amici dell’uomo” in ogni dove. Ho 47 anni ed ho fatto un pezzo di strada che consente di citare la memoria come qualcosa che, per me, ha un senso; ebbene, oggi il mio quartiere, a Grosseto, la mia città natale, dove vengo a riposarmi, è infestato da cani e da proprietari e padroni di cani di ogni genere, grado ed età – dall’adolescente all’anziano -, una miscela di padronanza a favore del migliore amico dell’uomo, che non può lasciare indifferenti. E poi, che attaccamento, a questa simpatica creatura, che nulla chiede e tutto dà (se uno si accontenta delle briciole…): a Milano, hanno accoppato, anni fa, un tassista, reo di aver investito un canino; si sono avventati su di lui in massa e l’hanno fatto fuori. Avvisaglie di barbarie anche in zone bene della città, ma pochi ne capiscono la portata: toccare gli animali, per certuni, è come toccare la polizza della rassicurazione esistenziale. Circolano aforismi alla Schopenhauer: “Più conosco gli uomini, più amo gli animali”. Lo leggevo da piccolo su un gigantesco cartello affisso all’ingresso di un negozio di animali, vicino Grosseto. Mi spaventava un po’ anche allora, oggi lo sento come la Grande Ombra su di noi, terremotati uomini in cerca di significato. Emergenza uomo?
Ma, sia come sia, la grande questione rimane sempre attaccata alla carne e al cuore dell’uomo. Vorrei soffermarmi anche sulla tragedia del suicidio del giovane romano omosessuale, sbeffeggiato dai suoi compagni. Si lancia nel vuoto e dichiara la sconfitta del suo cuore davanti al mondo. Non considero neanche per un istante le bestialità paragiudiziarie e legislative, tipiche della decadenza di questa soffocante civiltà statolatria e dis-umana, figuriamoci, facciamo la legge e vinciamo il male nel cuore dell’uomo. Ci hanno provato in tanti, poveri illusi e violenti, nel senso del violare la sacralità dell’ormeggio del peccato umano, del singolo, dell’individuo, mio e tuo. No: l’uomo si chiama uomo perché ha in sé una ferita originaria che ha lasciato tracce e conseguenze, è pura zona grigia, il suo cuore, e va preso così.