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Cronaca

IL CASO/ L'eroe "normale" di Palinuro ci insegna la differenza tra gratuità e calcolo

Un bambino guarda il cielo (Foto: Infophoto)Un bambino guarda il cielo (Foto: Infophoto)

Solo un Altro che abita il suo cuore, riconosciuto, può farlo uscire dalla gabbia d’acciaio; i codici e la polizia, di contro, fomentano ancor più la sgangherata voglia di violentare, distruggere e sventrare quanto Dio ha posto in essere. L’uomo non è buono e mai lo sarà con le sue forze: piaccia o no, questa è la verità. Non è neanche cruda, è semplicemente pacifica e attestabile nell’esperienza.
Anche qui incontriamo lo stesso germe di domanda emergente dalle acque del Cilento e dal torrente di Trento: il problema non è la “questione degli omosessuali”, non è quell’ “omo”, che tutto circonda e poi viene usato dai padroni del pensiero, ma è l’uomo come tale, come diceva il grande Testori. Lui, omosessuale, aveva capito tutto: sono le ferite nel cuore dell’uomo il problema, cioè, etimologicamente, ciò che ci sta di fronte. Sono quelle ferite che diventano scivoli verso l’azione, come nel caso di Giuseppe; scivolamento nel torrente, come nel caso della ragazza di Treviso; endgame e trappola mortale, nella stanchezza del vivere e nella solitudine - assenti i padri e sfinite le madri, oggi e non solo da oggi -, come per il giovane che decide di farla finita e di cessare il drammatico dialogo con un mondo che rifiuta non solo lui, ma l’altro come altro, la diversità e la differenza come tali. Il Grande Rifiuto dell’umano, mentre ieri si diceva il Grande Rifiuto, per averne di più, di umano nel mondo. Oggi più di ieri? Non lo so. Oggi, sì, questo è certo. E basta per rendere inquieto il cuore dell’uomo.

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