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SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 13 agosto, si celebra San Cassiano di Imola

Pubblicazione:martedì 13 agosto 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 13 agosto 2013, 12.59

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Il 13 agosto la Chiesa celebra la memoria di San Cassiano di Imola, martire cristiano vissuto tra il terzo e il quarto secolo. La sua nascita va fatta risalire negli anni immediatamente successivi il 240. Molto probabilmente, Cassiano era membro di una famiglia benestante dell’aristocrazia provinciale romana ed ebbe modo di studiare retorica e grammatica. Grazie al suo talento nel campo delle lettere e alle sue doti pedagogiche, riuscì in breve tempo a convertirsi in maestro di grammatica e retorica. In età relativamente giovane, poco dopo aver iniziato la sua attività come insegnante, San Cassiano si stabilì a Imola, che in quell’epoca era nota come Forum Cornelii. In quegli anni era una vita cittadina estremamente vivace e prospera: il caos e l’anarchia militare che stavano sconvolgendo gran parte dell’Impero Romano nel corso del terzo secolo sembravano aver solamente sfiorato gli abitanti di Forum Cornelii, che potevano continuare le loro attività economiche senza problemi.

La prosperità degli abitanti di Imola richiamava in città un gran numero di professori e maestri.
San Cassiano divenne in breve uno dei precettori più stimati e apprezzati della città, conquistando la fiducia dei ricchi patrizi locali, che gli affidavano i loro figli affinché fossero educati nelle lettere, nella retorica e nella grammatica. San Cassiano dava anche lezioni di quella che all’epoca si conosceva come “ars notoria” (si tratta dell’attuale stenografia) per formare i futuri scribi e segretari che avrebbero lavorato all’interno dei numerosi uffici pubblici.

San Cassiano si era convertito in giovane età alla religione cristiana. Pur continuando a far studiare ai suoi alunni le tradizionali opere letterarie della gloriosa tradizione romana, trasmetteva ai suoi giovani discepoli anche i valori di amore e fratellanza propri della religione cristiana. Gli alunni di San Cassiano dimostravano di apprezzare gli insegnamenti del loro precettore e di metterli concretamente in pratica: all’interno della scuola regnava l’armonia e non vi era traccia di invidia e violenza.

Questo clima idilliaco venne però improvvisamente rotto da alcuni nemici di Cassiano che, invidiosi del suo successo professionale ed economico, lo denunciarono alle autorità romane accusandolo di essere cristiano. Il magistrato imperiale, che conosceva San Cassiano e lo stimava in quanto aveva fatto studiare presso di lui i suoi figli, convocò il maestro per interrogarlo.

Il magistrato, reputando le denunce come frutto dell’invidia ma non potendo ignorarle, chiese a San Cassiano di provare la loro falsità offrendo un semplice sacrificio agli dei. Con grandissima sorpresa del magistrato, San Cassiano rifiutò di sacrificare, proclamando la sua fede in Gesù Cristo e il suo totale disprezzo per i falsi idoli pagani. Il magistrato romano, ripeté varie volte la sua richiesta, senza però sortire nessun risultato che non fosse un rifiuto ancora più deciso e sprezzante da parte di San Cassiano.

In quegli anni infuriava la persecuzione contro i cristiani voluta dall’imperatore Diocleziano.
Il prefetto, furioso per aver affidato i suoi figli a San Cassiano, scelse un castigo esemplare.
Il docente venne portato in catene dinnanzi ai suoi discepoli, nell’edificio in cui insegnava loro grammatica e retorica. I giovani, dopo aver udito dal magistrato romano le gravi accuse che pendevano contro il loro antico maestro, vennero obbligati loro stessi a dargli il martirio, conficcandogli nel cranio gli stiletti con cui incidevano le tavolette cerate per i loro esercizi.


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