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Cronaca

OMOFOBIA/ La nuova legge della California, un "attentato" alla realtà

L’ultima novità in materia di 'non discriminazione' delle 'opzioni di gender' arriva dalla California. L'Assembly Bill No. 1266 rivoluzionerà le nostre vite? Ne parla DON ROBERTO COLOMBO

Alcuni travestiti durante una manifestazione (Foto: Infophoto)Alcuni travestiti durante una manifestazione (Foto: Infophoto)

L’ultima novità legislativa in materia di “non discriminazione” delle cosiddette “opzioni di gender” – cioè l’autoidentificazione di un soggetto in uno dei possibili generi di orientamento sessuale: etero, omo, trans, bisex, asex ed altri ancora (la Commissione australiana per i diritti umani ne ha elencati ventitre) – viene dallo stato della California. Il 12 Agosto 2013, l’Assembly Bill No. 1266 è diventata legge ed entrerà in vigore con l’inizio del 2014: essa impone alle scuole californiane di consentire l’accesso di tutti gli studenti a qualunque locale, servizio o attività previsti per loro, indipendentemente dall’identità sessuale registrata all’anagrafe e indicata sulla tessera scolastica di riconoscimento.
La normativa è tutt’altro che generica e non lascia spazio a dubbi sulle “novità” che dovranno essere introdotte negli istituti scolastici: libera scelta degli alunni, in base alle proprie inclinazioni sessuali, di accedere alle toilette femminili o maschili, partecipare alle ore di educazione fisica e praticare sport nelle squadre di ragazzi o ragazze. Nulla sappiamo (per ora) su cosa accadrà quanto all’uso degli spogliatoi e delle docce o all’assegnazione delle camere d’albergo durante le gite scolastiche.
Ma c’è quanto basta per constatare dove ci sta progressivamente e decisamente portando l’ideologia del gender: lontano dall’uomo concreto, quello in carne, ossa e anima, maschio e femmina in quanto persona, essere umano reale e non immaginato, costruito attraverso le sofisticate alchimie della mente, la lente sfuocata del sentimento, la reattività istintiva e i giochi tirannici del desiderio. Senza stuzzicare la fantasia con ipotetici scenari scolastici californiani (e non solo), ci chiediamo quale idea della vita reale, della fragilità emotiva, dell’immaturità affettiva, dei timori e delle attese celate dai comportamenti quotidiani e, soprattutto della domanda del cuore e della sfida educativa dei ragazzi e dei giovani, abbiano in mente coloro che hanno ideato ed approvato queste norme.
Quando l’uomo è accecato da un’ideologia, non riesce più a vedere la realtà e a giudicarla per quello che essa è (non per come la immagina o vorrebbe che fosse): la persona umana non si costruisce da sé, non decide da sé stessa che cosa è o deve diventare. Questo è anzitutto vero per l’essere maschio e femmina. “Essere”, per come siano concretamente fatti, creati, non per una scelta astratta, senza relazione con noi stessi. E’ come se l’uomo non credesse più in quello che lui stesso è. Così si perde la fiducia, la stima verso si sé (non per un ingenuo ottimismo morale o sociale, ma per il riconoscimento di una positività originaria del suo essere che nulla e nessuno può cancellare, neppure il dispotismo dei sentimenti e delle volizioni o il potere della cultura dominante).
Laddove non si riconosce il fondamento della nostra vita – l’essere che ci è dato, prima di tutto – non c’è questione di libertà di scelta, di opzioni di identità, di costruzione di immagine di sé e di relazionalità affettiva, amicale e sociale. E’ esperienza elementare di ognuno di noi che non si costruisce la vita su una tabula rasa: diventiamo adulti sviluppando ciò che siamo da bambini e da giovani attraverso l’impatto con la realtà che è attorno a noi e in noi (lo stupore per «il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me» di cui parla Kant nella conclusione della Critica della ragion pratica), provocato da incontri con soggetti la cui statura umana è affascinante proprio perché esalta tutto l’umano che è in noi, prendendo sul serio la domanda inestirpabile di felicità che alberga nel nostro cuore.