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IL CASO/ Gli atei più intelligenti dei credenti? Meno male che siamo "stupidi"...

Pubblicazione:sabato 17 agosto 2013

Caravaggio, Incredulità di San Tommaso (1600-1, particolare) (Immagine d'archivio) Caravaggio, Incredulità di San Tommaso (1600-1, particolare) (Immagine d'archivio)

Per questo tendo a mostrarmi tiepido nelle grandi lotte e nelle grandi battaglie: primo perché sono figlio di un Dio che ha combattuto la sua battaglia nel Getsemani, lontano dalle telecamere di Sky, secondo perché la mia battaglia tiene in piedi proprio coloro che voglio combattere. Dopo l'attentato alle Torri Gemelle Giovanni Paolo II scrisse a George W. Bush che l'unica via d'uscita a quella spirale d'odio sarebbe stata il perdono e non lesinò critiche, allo stremo delle sue forze, quando il simpatico Jankee americano si apprestò ad invadere l'Iraq nella primavera del 2003. Giovanni Paolo II non era un buonista − aveva ben due regimi alle spalle, quello nazista e quello sovietico −; egli sapeva, però, che solo il perdono apre la strada alla giustizia e alla pace perché solo il perdono mette a nudo le contraddizioni e i limiti di chi ci sta di fronte. 

Detto questo, a me fa piacere che il signor Zuckerman pensi che io e i miei amici credenti siamo dei cretini con diritto di parola. Egli probabilmente pensa che noi crediamo per motivi profondi, legati al nostro substrato psicologico e personale, e sicuramente rispetta il nostro "credo", facendoci semplicemente presente che la nostra fede ci rende meno "intelligenti" perché non ci consente di buttarci a "capofitto" nelle cose, ma ci chiede un istante di silenzio ogni volta che la realtà ci si fa prossima. È in quell'istante, l'istante in cui si decide il dominio sulla realtà, che probabilmente gli altri ci battono. 

Così, mentre gli altri smontano le cose, le persone, i sentimenti, le relazioni, noi in quell'istante abbiamo semplicemente imparato "di chi sono" le cose, le persone, i sentimenti e le relazioni e abbiamo capito che quei doni − perché di questo si tratta − vanno rispettati e non manipolati, vanno incontrati per costruire il bene della vita, non per sfruttarli a nostro piacimento finché di essi non ne rimangano nemmeno le briciole. Noi cretini, caro signor Zuckerman, abbiamo questo vizio tremendo di voler riconsegnare integro tutto quello che ci è stato donato, di non considerarci superiori agli altri solo perché la vita ci ha regalato qualche scoperta di troppo e, soprattutto, di aver chiaro il fatto che potremmo possedere il mondo intero, ma niente aggiungerebbe un'ora sola alla nostra vita. 

Ci hanno provato in tanti a convincerci che su questa strada non saremmo andati lontano: Epicuro, Plotino, Feuerbach, Marx, Nietzsche, Freud… ma nessuno ci ha mai fatto desistere. Sa perché? Perché come lei si è voltato, pieno di stupore, a guardare il volto di sua moglie il primo giorno che l'ha vista da innamorato, come lei ha messo i suoi occhi in quelli dei suoi figli o della sua mamma nei momenti clou della vita, così noi Dio lo abbiamo incontrato. 


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COMMENTI
19/08/2013 - L'intelligenza (luisella martin)

La capacità di capire, che chiamiamo intelligenza, non é facile da definire e tantomeno da affibbiare a questo e quell'altro. Provarono gli americani a misurarla con i famosi test, riducendoa ad una frazione, ma si accorsero ben presto che si trattava di una funzione che cambiava nel tempo. I test avremmo dovuti farli quasi ogni giorno e mancava un'unità di misura! Venne a Roma, alla facoltà di matematica della seconda Università,da Pisa, una simpatica e colta signora a guidare un seminario sull'intelligenza. Chiese ad ognuno dei presenti di scrivere, ciascuno su un fogliettino, che cosa intendevamo per intelligenza. Alla fine lesse le nostre definizioni e le commentò:erano tutte diverse, profondamente diverse l'una dall'altra. Se é difficile dire chi sono gli uomini intelligenti, é ancora più difficile dire chi sono i credenti e definire quali ambiti accettare per definire la fede:nella scienza? Nell'astrologia? In Cristo? Nelle teorie elettromagnetiche? Credere nei buchi neri e nell'orizzonte degli eventi è forse più intelligente che credere nel messaggio evangelico? Secondo me, alla fine, vale la considerazione che sono solo gli stupidi a credere di essere più intelligenti di altri!