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Cronaca

CASO PIRAS-ISINBAYEVA/ Binetti: è la prova che l'omofobia serve a colpire i "normali"

Yelena Isinbayeva (Infophoto)Yelena Isinbayeva (Infophoto)

Tra la  prima e la seconda presa di posizione di Yelena Isinbayeva si è inserito con inusitata violenza Gianluigi Piras, politico sardo, che ha postato sul suo sito Facebook: "Isimbayeva, per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza…". 

La volgarità delle sue parole e la violenza della immagine di stupro in piazza, come segno di massimo disprezzo, ha mobilitato l'universo degli appassionati digitali, non solo quelli di sesso femminile! Che si è scatenato contro di lui. L'incauto Piras non si è reso conto infatti che in questo modo incorreva nel nuovo reato previsto dal Decreto che il prossimo 20 agosto sarà presentato alla Camera e che intende contrastare ogni forma di violenza contro le donne. Per difendere un presunto diritto gay ha calpestato un reale diritto femminile: diritto alla integrità fisica, oltre che diritto alla libera espressione del proprio pensiero.

Una nuova ondata di proteste, questa volta contro Gianluigi Piras, ha invaso il web, raggiungendo i vertici del Partito democratico, che ne hanno sollecitato le dimissioni, giunte per altro dopo poche ore. 

Gianluigi Piras, pur essendosi reso conto dell'impatto drammatico delle sue parole e pur avendo cercato in molti modi di scusarsi, è rimasto schiacciato dal peso delle sue stesse parole. L'ormai ex consigliere ha cercato di ridimensionare il senso delle sue parole, scaricandone la responsabilità su quella che gli appariva ancora come un'enormità: l'opinione della Isinbayeva, quando si era detta contraria alle nozze gay.

In altri termini ha cercato di dire: sono stato frainteso, forse ho sbagliato, ma certamente la  Isinbayeva non aveva alcun diritto di affermare quanto ha detto contro le nozze gay. Appare quindi in modo chiaro che assai probabilmente secondo Piras l'interpretazione della legge contro l'omofobia, se passasse nella sua versione attuale, potrebbe implicare che opporsi alle nozze gay è un grave atto di discriminazione e come tale va punito, certamente in modi più decenti di quelli da lui ipotizzati, ma è comunque meritevole di censura e di condanna.     

Ecco una situazione che nello spazio di poche ore aiuta a rilanciare tre cose:

− il mancato rispetto per la libertà di opinione della Isinbayeva, che l'ha obbligata a ritrattare e che sottolinea al di là di ogni ragionevole dubbio perché tanto stiamo insistendo nell'inserire nel disegno di legge contro l'omofobia la clausola di salvaguardia della libertà di espressione; 

− una sorta di omofobia rovesciata che ha indotto Gianluigi Piras ad aggredire la Isimbayeva con un odio che istigava alla violenza financo di gruppo! In questo caso paradossalmente dovremmo chiedere una legge che tuteli tutti coloro che non sono favorevoli al matrimonio tra omosessuali! 

− l'immediatezza con cui si è portati ad intervenire sui social network, da Facebook a Twitter, trasmettendo  sentimenti e stati d'animo con una scarsa consapevolezza delle conseguenze che possono avere, una volta rilanciate, su di un universo che non controlliamo più e dal quale diventa impossibile tornare indietro.


COMMENTI
20/08/2013 - Il pensiero (luisella martin)

Coloro che pensano che la natura (uomo, animali e piante) si riproduce attraverso la differenziazione dei due sessi e che ciò costituisce la normalità dei fatti, dovrebbero stare molto attenti quando parlano, per non far trapelare dalle loro parole quei pensieri e quelle idee; una legge potrebbe ritenere offensive quelle parole e sanzionare quelle idee. Credo che non poter esprimere liberamente il proprio pensiero sia la forma di dittatura peggiore che l'uomo ha dovuto subire nel corso dei secoli! Come si chiamano quelli che non esprimono il loro pensiero, ma lo nascondono o lo mascherano? Ipocriti? Opportunisti? Temo siamo avviati tutti verso questo tipo di società e non vedo come fermare questa deriva. Che lo Spirito Santo illumini i nostri governanti!

 
18/08/2013 - Sessualità e sonno (vero) della ragione (CARLA VITES)

Se ancora la nostra epoca è infarcita del dubbio che la fede abbia 'addormentato' la ragione sarebbe bene riprendere l'antica titolazione data dal Goya ad una sua opera: "Il sonno del Ragione genera mostri" e finalmente capire che la cosiddetta Ragione non fa che addormentarsi su se stessa come il patetico caso Piras ha brillantemente mostrato. E vincere il complesso di inferiorità che ci impedisce di cogliere l'insegnamento di Ratzinger ribadito nell'ultima enciclica per cui soltanto la visione del reale per quello che è e che solo la fede in Dio creatore consente può svegliare dal suo sonno la ragione. Solo così ci accorgeremo qual è la posta in palio per cui stiamo perdendo quella "trasparenza simbolica della corporeità degli esseri umani per sostituirla con l'equivalenza funzionale dei sessi" (Ratzinger, Opera Omnia, XII), complici Disegni di leggi, esternazioni improvvide, ma anche film e telefilm formato 'famiglia' ormai.