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ANTICIPAZIONE/ Filonenko: i martiri del XX secolo, un "dono" della Russia all'occidente

Un prigioniero russo (Immagine d'archivio) Un prigioniero russo (Immagine d'archivio)

Sì, il martirio ci offre la visione della potenza di Cristo: la sua luce irrompe anche oltre il male, il martire è questa luce nei tempi bui, a dimostrazione che la potenza di Cristo non viene meno neanche di fronte al male più efferato. La mostra sui martiri del Meeting di quest'anno lo mostra bene anche visivamente, troviamo tutt'attorno la descrizione storica dello sfacelo, del tradimento, delle violenze fisiche e spirituali, delle torture e dell'ingiustizia, ma dall'altra parte, girando le spalle a questo quadro disperante (e pensiamo a quanto c'è anche oggi di angoscioso, disperante, minaccioso) troviamo queste figure luminose. Luminose non perché sono morte ammazzate, ma perchè hanno vissuto in modo umanamente dignitoso, persino lieto e bello, in tempi impossibili. Queste fonti di luce nella notte nera sono ciò per cui vale la pena ricordare il dramma immane della rivoluzione russa. Se no resta solo la galleria degli orrori. Noi pensiamo sempre nelle categorie di nemico esterno che attacca la Chiesa, mentre è più utile pensare dal punto di vista della bellezza della vita nella fede, la Chiesa non ha bisogno di nemici per vivere questa vita.

Qual è stato il contributo del XX secolo nel chiarire queste realtà?
Il secolo XX ci ha offerto un'orgia di male inimmaginabile prima. Si è spalancata davanti a noi la scala che scende verso gli abissi del male, e qualsiasi cosa noi tentiamo o speriamo, questo male c'è e nessuno lo può togliere, anzi, c'è sempre un gradino ulteriore da scendere. Per fare delle leggi che lo combattano bisogna descrivere le forme che il male può prendere, ma queste forme si moltiplicano a dismisura, ce ne sarà sempre una nuova e ulteriore. Non c'è via d'uscita. Questo male è presente anche oggi, è la crisi radicale dell'umano ma non è questa la cosa essenziale. L'insicurezza e il senso di minaccia che esso genera sono ben concreti e giustificati, ma diventano umanamente sostenibili solo se si vede in atto la possibilità di vivere in modo umano anche in condizioni infernali. Noi dobbiamo lasciarci toccare da queste figure di uomini che hanno vissuto una vita piena nonostante tutto. Al loro seguito, in loro compagnia anche noi possiamo vivere; dobbiamo metterci al loro seguito, essere loro discepoli, magari discepoli cattivi e deboli, ma comunque avere qualcuno da seguire.

Ci sono delle figure e dei luoghi di vita simili oggi nella Chiesa?
Riguardo a questo tema così importante mi sono imposto un periodo di silenzio e di meditazione. È facile infatti puntare il dito e denunciare tutto quello che non va, ma la cosa principale è che ciascuno di noi si interroghi personalmente su cosa significa per lui il martire. Dobbiamo amarli e stimarli. Di solito la venerazione di un santo, o di un martire nasce dall'affezione che i credenti nutrono per lui, mentre da noi in Russia è avvenuto il contrario: abbiamo canonizzato i nuovi martiri ma non possiamo accontentarci di averli messi sugli altari, ora dobbiamo amarli, attaccarci a loro come a maestri di vita. Questo è il lavoro che ci aspetta.

Questo vale per il martirio in generale, in più il XX secolo cosa ci ha portato?