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Cronaca

ANTICIPAZIONE/ Filonenko: i martiri del XX secolo, un "dono" della Russia all'occidente

Un prigioniero russo (Immagine d'archivio)Un prigioniero russo (Immagine d'archivio)

Il XX secolo ha portato molte novità assolute per la Chiesa perché ha segnato la fine dell'era costantiniana. La Chiesa russa ha dovuto imparare ex novo a rispondere alla sfida del presente storico, a creare nuovo rapporti col potere politico; inoltre ha rifondato il patriarcato, ha risposto col nuovo martirio alla nuova situazione. E ne vediamo i frutti: il patriarcato di Mosca ha canonizzato più santi negli ultimi vent'anni (1700) che in tutta la sua storia millenaria precedente. Noi facciamo spesso l'errore di considerare esclusivamente il martirio dei primi secoli, ma questo non rappresenta più un richiamo per rispondere ai problemi dell'oggi, troppo lontane e diverse le condizioni.

Secondo quanto ha detto, cosa c'entra la figura dello zar Nicola in tutto questo?
Naturalmente lo zar è una figura controversa per le sue evidenti debolezze umane, per le inadempienze, per le terribili responsabilità storiche in cui ha fallito. Ma va notato che nei suoi confronti la Chiesa ha agito con grande ponderazione, non ha voluto caninizzarlo per una scelta "politica" ma andare al fondo della sua prigionia e morte, e non a caso non gli è stato attribuito il titolo di martire ma un'altra forma di santità rara, antica e tipicamente russa: la santità di colui che non si sottrae alla violenza, ma la subisce con mitezza, come gli antichi principi Boris e Gleb che si lasciarono uccidere dal proprio fratello. Sappiamo da innumerevoli fonti storiche che anche lo zar, potendo fuggire, non volle farlo. Proprio questa sua figura così discutibile mette ancor più in evidenza che è Dio che dona il martirio e che è Sua la forza che permette di affrontarlo.

(Marta Dell'Asta)


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