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IL CASO/ Morire di lavoro a Londra: a chi Moritz Erhardt ha dato la sua vita?

Pubblicazione:mercoledì 21 agosto 2013

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La prima osservazione è molto semplice: la vita è fatta per essere data. Ogni volta che un uomo dà la propria vita, qualunque ne sia il motivo, merita sempre il nostro rispetto perché − in quel darsi −  quell'uomo sta bussando alla porta di Dio. Noi sentiamo di essere fatti per qualcosa di più grande di noi, qualcosa che va oltre le nostre mani e i nostri occhi, e il sacrificio esprime sempre questa consapevolezza. Esso, per qualunque motivo sia fatto, mostra al mondo il nostro valore, che non è lontanamente paragonabile a nessun'altra creatura del regno vegetale o animale, perché l'obiettivo dell'uomo non è la semplice auto-conservazione, e neppure l'importantissima riproduzione della specie, ma l'obiettivo dell'uomo è il dono. Finché io non sento la mia vita spesa per qualcosa, data per uno scopo, non mi sento vivo. È il darmi che mi rende vivo perché, nel "consegnarmi", ritrovo quella stessa energia che è propria di Dio. In questo è realmente evidente che l'uomo è una creatura fatta ad immagine e somiglianza del Suo Creatore il quale, della comunicazione di sé, ha fatto il tratto distintivo della propria essenza.

La seconda osservazione è una diretta conseguenza della prima: l'uomo si dà attraverso il proprio lavoro. Il lavoro, prima che essere un dato sociale o economico, è un dato fisico. La formula fisica del lavoro è FxS (forza moltiplicato spostamento), ossia l'energia impiegata nel lavoro moltiplicato ciò che nella realtà si è realmente riusciti a spostare, a muovere. Il lavoro dell'uomo, dunque, è uno spostamento della realtà amplificato dalla propria energia, dalla propria passione, dalle proprie domande. Lavorare non è appena "fare o produrre delle cose", lavorare è impiegare in quello che si fa tutta la nostra umanità. In questo modo accade un fatto singolare: la nostra umanità, che poi non sono altro che le nostre domande, i nostri bisogni ultimi, è resa profonda da quello che muove e quello che muoviamo acquista valore per quello che noi "ci giochiamo" del nostro Io e delle sue esigenze. Per questo il lavoro è fondamentale e restituisce dignità alla vita dell'uomo: perché consente all'esistenza di muoversi, di non rimanere al palo dei propri piccoli problemi, ma di riprendere con forza il viaggio della vita. Sei innamorato e non sai come vivere questa situazione? Lavora con questa domanda. Stai soffrendo come un cane per un particolare dell'esistenza? Lavora portando il tuo bisogno dentro quello che fai e apri gli occhi: lì avverrà l'epifania della risposta, lì − dentro il tuo lavoro − Dio dialogherà con te.


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