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IL CASO/ Morire di lavoro a Londra: a chi Moritz Erhardt ha dato la sua vita?

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La terza osservazione è quasi una conclusione scontata: perché accada il miracolo del lavoro − o dello studio − vissuto a questo livello di tensione umana, occorre che ci siano le condizioni minime di vivibilità. Per questa domanda che ho nel cuore, per questa passione che mi fa essere uomo, io posso anche fare tutti i giorni gli straordinari, io posso anche saltare giù dal letto alle due di notte, io posso anche fare un giorno intero senza dormire, ma questo deve avvenire dentro ad un rapporto. Le condizioni minime del lavoro non sono quelle dettate dalle norme sindacali, ma quelle imposte dal cuore dell'uomo: solo dentro ad un rapporto io posso fare l'esperienza del "dono di me".

Per questo la consapevolezza minima di un lavoratore, come di uno studente (perché tutto quello che abbiamo detto − tutto − ben si adatta anche allo studio) non può mai essere, anzitutto, quella di essere un salariato, e neppure quella di avere un futuro assicurato, o di fare qualcosa di grande, nobile o prestigioso. La consapevolezza minima di un lavoratore o di uno studente, per essere tale e poter − dentro quella condizione − sperimentare la grandezza e la profondità della vita, deve essere quella di "essere amato". Per questo il cristianesimo sarà sempre la forza più civilizzatrice della storia: perché consegna all'uomo, a qualunque uomo, un nome nuovo, il nome "Amato".

Forse è questo che manca agli stagisti di Londra, forse è proprio questo che dobbiamo chiedere − come coscienza di noi stessi − all'inizio di questo nuovo, splendido, anno di lavoro e di studio. E non è poco.

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