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Cronaca

LETTERA DAL CARCERE/ Gianni: non vogliamo sconti, ma trattateci da uomini

 Un carcerato al lavoro (Infophoto) Un carcerato al lavoro (Infophoto)

È a nostro modesto avviso un sistema malato che non funge né da prevenzione né tantomeno da rieducazione come previsto dalla nostra Carta costituzionale. E' questo il messaggio che i miei compagni mi hanno pregato di portare, io che sono uno dei pochi privilegiati ad avere un lavoro che mi ha reso libero pur essendo ristretto fra quattro mura.

La cooperativa Giotto nel carcere di Padova, non produce solo ottimi dolci, cibi, e utensili vari, ma soprattutto uomini migliori, lavorando fianco a fianco con noi, dandoci fiducia, insegnandoci cos'è la responsabilità, in una parola, trattandoci da uomini. Questa è a nostro avviso la strada da percorrere per ridare un minimo di senso al carcere e quindi vi prego umilmente di provare a darci fiducia e a credere su chi tanto ha sbagliato, ma ha anche tanta voglia di ricominciare.

E mi rivolgo a voi, cari amici, che siete la parte più sensibile della società, perché non è e non può essere solo un problema istituzionale, ma un problema sociale che coinvolge tutti, poiché è da come sono trattati gli ultimi e i reietti che si comprende il grado di civiltà di una società. Non vogliamo sconti per i nostri errori, ma solo la possibilità di essere trattati come uomini.

(Gianni) 

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