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IL CASO/ Solo metà delle donne lavora ancora dopo il parto: siamo in Italia o in GB?

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Perché in Italia, in tutti i luoghi di lavoro, nessuno escluso, aleggia una leggenda popolare secondo cui le donne gravide – e con loro le neomamme – costano il doppio e non valgono più niente. Poco importa che la scelta di mettere al mondo un bimbo sia l'unico vero motore di una società. Poco importa che senza bimbi il futuro cesserebbe semplicemente di esistere. Quel che conta è l'adesso, e soprattutto il pericolo è che per la neomamma cambino le priorità: nulla è (o dovrebbe essere) più importante del proprio figlio. Ma quel che si vuole è che la cosa più importante sia il lavoro.

Così le mamme sono quelle che hanno tradito l'azienda, e con essa i propri colleghi. Anche economicamente: allo stipendio che, sempre secondo la credenza popolare, le puerpere continuerebbero a percepire, va sommato quello da corrispondere alle loro sostitute. In realtà non c'è nessuno stipendio da erogare alle donne in congedo parentale, che semmai percepiscono quella che più propriamente si definisce "indennità di maternità" e che corrisponde solo a una frazione dello stipendio, a carico dell'ente previdenziale (generalmente l'Inps) di categoria, e non dell'azienda. Che alle sostitute paga lo stipendio, ma non i contributi. Questa è la verità. 

Ma nella realtà, secondo la logica odierna, le più grandi nemiche delle donne sono le donne stesse che, nella logica tutta femminile del "sono il lavoro che faccio", per non dire "sono l'azienda in cui lavoro", accolgono l'annuncio della gravidanza delle colleghe con una smorfia di disappunto. Che sia per per invidia perché chi storce il naso a sua volta ha dovuto rinunciare alla maternità o perché potrebbe aumentare il carico di lavoro su chi rimane in azienda, non è dato sapere. Probabilmente, però, si tratta di entrambe le cose. In ogni caso, per differenziarsi rispetto alle mamme, spesso sono proprio le nullipare le più accanite.

C'è da dire che vittime e carnefici soffrono della stessa patologia: la difficoltà di avere un ruolo sociale. Perché quando le donne facevano le donne, e basta, magari la vita era dura da sopportare, ma al giorno d'oggi, in cui alle donne, oltre a fare le donne, tocca fare anche gli uomini, tutto è più difficile. Basti pensare che prima di decidersi a fare un figlio, ormai si aspetta almeno fino ai 35 anni. E siamo certi che ad abbassare la media dell'età siano le donne straniere, delle quali Milano non difetta. Com'è possibile che le italiane partoriscano così tardi?