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Cronaca

IL CASO/ Il "pentimento" del pentito Schiavone: non siamo padroni della giustizia

Carmine Schiavone nel video di SkyTg24Carmine Schiavone nel video di SkyTg24

Questa è la vera e inesorabile domanda che ancora oggi tantissimi commercianti si pongono dinnanzi alla prima richiesta di estorsione che ricevono, poco cambia se abitino in Trentino o in Sicilia. In queste circostanze lo Stato e le associazioni antiracket contribuiscono concretamente ad accompagnare nella difficile esperienza i tanti che si sono ribellati al pizzo. Ma tutto ciò spesso non basta e la domanda resta.

Tutte le organizzazioni criminali hanno un "codice deontologico interno" che prevede regole, divieti e premialità che gli affiliati devono accettare incondizionatamente. Chi, stando con la criminalità le viola, per passare dalla parte della giustizia chiede immediatamente e legittimamente la giusta tutela per la vita sua e dei suoi cari, altrimenti l'apparente vantaggio si trasformerebbe in terribile danno.

Ma perché Carmine Schiavone afferma e documenta nell'intervista che non ne è valsa la pena? Fondamentalmente perché la sua idea e il suo concetto di giustizia non sono coincise con la realtà che oggi dopo tanti anni è costretto a vivere. Ha dovuto ammettere − come tutti noi − che un conto è l'idea di giustizia, un conto è la giustizia così come viene amministrata. Ciò vale per i giudici di tutte le epoche che per raggiungere il proprio ideale di giustizia devono fare i conti con le norme esistenti in quel momento, le quali forse non sempre riescono a cogliere perfettamente lo scopo che si prefiggono.

Può venirci in aiuto una dichiarazione, indubbiamente troppo spontanea e istintiva, fatta l'altro ieri dal ministro Alfano al Meeting di Rimini, quando con un passaggio "ardito" ha voluto in qualche modo assimilare le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi a quelle della più famosa vittima della giustizia umana ricordata dalla storia: Gesù Cristo. Anche in quella circostanza ci fu uno scontro durissimo tra una misura di giustizia umana, fondata su leggi e codici, e una misura di giustizia, che possiamo definire "divina".

A Cristo fu offerta la possibilità di inserirsi e modificare la logica di quella umana facendo scendere le sue legioni di angeli, ma rifiutandosi cambiò il corso della storia di tutti gli uomini e per sempre: introdusse così una misura di giustizia che, non essendo "fatta da mani d'uomo", può valicare la storia e i secoli conservando immutata la sua efficacia fino ad oggi.

Non intendiamo suggerire nulla a Silvio Berlusconi, ma a Carmine Schiavone e con lui a tutti noi forse sì: gli ideali e il tornaconto personale sono una dimensione della vita con cui è giusto fare i conti, soprattutto quando ci sono di mezzo gli affetti dei familiari e degli amici. Ma la vita chiede anche gesti di "generosità" che non possono essere giudicati solo con questi criteri.


COMMENTI
25/08/2013 - Pentimento: un termine equivoco (Giuseppe Crippa)

Credo che la disquisizione di Inguanti, pur interessante e ricca di spunti di riflessione di fonte siciliana (quello sul bambino riferito da padre Puglisi davvero bello, l’uscita di Alfano al Meeting francamente sconfortante), non colga appieno il fatto che non di pentimento si tratta nel caso di Schiavone – e di tutti i cosiddetti “pentiti” – ma dell’esito di una trattativa tra lo Stato che offre sconti di pena ed aiuti vari e l’ex (spero) delinquente che offre informazioni. Come tutti sanno, una trattativa ben condotta deve lasciare insoddisfatte entrambe le controparti: se Schiavone fosse contento, lo Stato (cioè noi) dovrebbe sentirsi “fregato”…