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TYSON/ Al buon Mike "manca" un Dio innamorato di lui

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Mike Tyson (Infophoto)  Mike Tyson (Infophoto)

Le parole di Tyson sono le parole di un uomo che mendica amore e che si appella alla clemenza di un Dio misterioso e ignoto, senza sapere se quella clemenza sarà davvero ottenuta. I nostri gesti, a volte, sono gesti che raccontano gli stessi dubbi: vediamo tante cose, offriamo a Dio e alla Chiesa tante performance, ma − alla fine − ci sarà qualcuno che ci ama? La nostra vita − essendo dubbiosa sull'amore − rischia su tutto ma non scommette mai su Dio. 

Così tutto rimane, alla fine, nelle nostre mani e la violenza − sottile o dirompente che sia − emerge come l'unico modo per ottenere dal prossimo un po' di giustizia e di pace. Per questo, più passano le ore, più mi convinco che tutti, Assad e i ribelli siriani, i membri della giunta militare egizia e i Fratelli musulmani, Berlusconi e Letta, i miei amici e i miei confratelli, io stesso e il buon Tyson, abbiamo solo bisogno di saperci amati gratuitamente da Uno che sa qual è il Bene della nostra vita. 

Magari sembra assurdo, eppure questa consapevolezza è l'unica cosa da chiedere in questo tempo così strano e difficile.  È da essa che dipende tutto, è per essa che possiamo incontrare tutti. Il nostro Dio, infatti, non è un Padre da fare contento, ma è un Padre che ci vuole semplicemente contenti. È questa la certezza che ci permette di portare tutto, anche i nostri errori, fuori dal guado della storia ed è questo che ci permette, sempre, di ricominciare. Prima che il solito cinismo possa iniziare, come sempre, a dire l'ultima parola.

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