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TYSON/ Al buon Mike "manca" un Dio innamorato di lui

Pubblicazione:lunedì 26 agosto 2013

Mike Tyson (Infophoto) Mike Tyson (Infophoto)

Quante cose abbiamo visto e vissuto questa estate, quante cose abbiamo ascoltato e ci hanno colpito! Eppure, non appena torniamo alla vita di sempre, e l'estate lascia il posto alle "solite cose" che si iniziano ad affacciare all'orizzonte, subito ci rendiamo conto che aver visto e sentito non è sufficiente. Basta infatti che ci sorprenda un dolore nuovo o che una circostanza della vita ci lasci con l'amaro in bocca che, immediatamente, ci accorgiamo di essere tornati dalle vacanze con tante cose da raccontare, ma con poche domande per la nostra vita. E allora riaffiora velocemente quella noiosa superficialità che credevamo esserci tolti di dosso almeno per un po'. 

Ma basta un attimo di verità e di apertura di cuore che subito possiamo intuire qual è la posizione e l'atteggiamento che ci manca. A me, ad esempio, è capitato ascoltando le parole di Mike Tyson all'emittente americana Espn. L'ex pugile, convertitosi all'islam da qualche anno, ha dichiarato pubblicamente di essere ancora un alcolizzato e un tossicodipendente e di desiderare solo una cosa in questo momento, quella di essere perdonato. 

Il perdono, umanamente, è una domanda che nasce da tre fattori: la consapevolezza di aver fatto "il male", il dolore per questo male e il desiderio di un gesto che ripari, che aggiusti, la realtà.

Nell'islam il perdono è un gesto di clemenza di Dio. Egli è l'Assoluto che ha rivelato all'uomo la strada della salvezza, strada che ogni uomo può e deve perseguire nel rapporto con l'Altissimo e con il prossimo. Il perdono emerge, quasi a compimento della dinamica antropologica prima descritta, come un ulteriore atto di Dio che non permette al male dell'uomo di prevalere. 

Nel cristianesimo non esiste, invece, un uomo buono. L'uomo è nella storia e, come tale, respira la fragilità di una creatura in cammino. Fatto di terra, l'uomo è un essere limitato che non può salvarsi da solo e che non può "mettere in pratica da solo" la Legge di Dio. Per questo il Verbo di Dio si è fatto carne: perché l'uomo non fosse aggiustato, ma amato. 

Quello che manca all'uomo, a me, non è un'aggiustatina o una nuova consapevolezza psicologica: ciò che manca all'uomo è l'amore. Cristo è l'Innamorato dell'uomo, Colui che è capace - donando il Suo Spirito - di dare all'uomo il Suo modo di amare e di vivere la vita. Il peccato, infatti, non è uno sbaglio o un errore, il peccato nel cattolicesimo è smettere di guardare le cose (e se stessi) come le guarda Dio. 


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