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Cronaca

DOPO IL MEETING/ Di Vico: Cl è abbastanza adulta per non farsi schiacciare nel fortino

Il Meeting di quest'anno (Infophoto)Il Meeting di quest'anno (Infophoto)

È chiaro che dopo le sofferte vicende della regione Lombardia c'è stata un'ampia discussione nella quale mi sembra che si siano evidenziati due orientamenti dal punto di vista del metodo: da un lato chi è aperto alle sollecitazioni e agli stimoli esterni (che non solo a loro volta il verbo!) e dall'altro chi invece preferisce chiudersi in trincea e vede qualsiasi stimolo esterno come un attacco al fortino. Io penso che Cl sia abbastanza adulta per non farsi assediare nel fortino, per scacciare questa sindrome e allargare l'ascolto anche alle altre culture.

Che cosa intende esattamente?
La grande crisi in cui ci troviamo non è solo economica. Per la sua ampiezza e per il suo carattere inedito è una crisi antropologica e allora mi chiedo se non possa avere un senso positivo una riflessione in cui credenti e laici ragionino in maniera aperta su quali sono i valori della ripartenza, quelli necessari per ricostruire un tessuto sociale ma anche nazionale che si è ampiamente sfibrato. Uno sforzo così richiede la disponibilità a dialogare e anche a contaminarsi. Perché Cl non si apre allo studio e all'analisi di studiosi esterni al movimento? Potrebbe rappresentare un segnale eccezionale.

Il Meeting si è aperto con una video-intervista di Napolitano e con un intervento di Enrico Letta dedicati all'Europa. Il vertice delle istituzioni e quello della politica.
Non farei un calcolo aritmetico sulle presenze dei politici, perché quello che conta è l'orientamento del movimento. Secondo me la riflessione che Cl potrebbe fare, e che sarebbe certamente molto interessante, è sulla forza della società. Ho l'impressione che a volte non creda fino in fondo alla potenza dell'autonomia della società, ma si rivolga subito alle sue protesi politiche e alle loro inevitabili declinazioni lobbistiche. Resta sul fondo una sfiducia che la domanda sociale da sola possa affermarsi nei suoi contenuti. Come se ci fosse sempre il bisogno di una delega: la stessa che un giorno viene concessa ad Andreotti, un giorno a Berlusconi un altro giorno a Enrico Letta, sottovalutando la forza "del basso" che viene "dal basso".

John Waters, editorialista dell'Irish Times, ha centrato la relazione centrale del Meeting sul "bunker" nel quale la cultura positivistica confina l'uomo, imprigionando il suo desiderio. Che però, essendo indistruttibile, ha sempre una possibilità di riscossa. Cosa ne pensa?
Dobbiamo tutti sperare che sia così. Non dimentichiamo che non esistono solo la persona e il cielo della politica, ma in mezzo c'è l'infrastruttura sociale. A mio modo di vedere Cl dovrebbe scommettere di più sulla "società di mezzo" come interlocutore privilegiato della persona e meno sulla politica.

(Federico Ferraù)

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