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DOPO IL MEETING/ Di Vico: Cl è abbastanza adulta per non farsi schiacciare nel fortino

Pubblicazione:martedì 27 agosto 2013

Il Meeting di quest'anno (Infophoto) Il Meeting di quest'anno (Infophoto)

Il Meeting di Rimini si è chiuso sabato scorso guardando alla prossima sfida, che, come sempre, coincide con il tema proposto: "Verso le periferie dell'esistenza. Il destino non ha lasciato solo l'uomo". Domenica, sul Corriere della Sera, Giorgio Vittadini ha fatto un suo bilancio. "Per non ridurre il nostro compito all'egemonia, come ci richiamava don Giussani prima e don Carrón adesso, dobbiamo chiederci cosa è davvero capace di soddisfare il nostro cuore". Un tema centrale per Comunione e liberazione quello della dialettica tra testimonianza (della persona) ed egemonia (sulla società), se anche il laico Dario Di Vico, giornalista economico e firma di punta del quotidiano di Via Solferino, lo ha citato come problema di fondo del movimento nel suo editoriale dello scorso 18 agosto, quando il Meeeting sull'"Emergenza Uomo" apriva i battenti. Domenica gli ha fatto eco proprio Vittadini: "la gente è stanca di semplificazioni eccessive che hanno come unico scopo quello di 'schierarle' da una parte o dall'altra della barricata". 
"Ho letto l'articolo di Vittadini" - dice Di Vico a ilsussidiario.net. "Purtroppo però non sono riuscito per impegni familiari a passare al meeting e quindi non ho elementi prima mano da poter confrontare con la sua analisi".

Lei, da giornalista, crede che vi sia una grossa differenza tra quello che accade al Meeting di Cl e quello che ne dice la stampa?
Per quasi tutti gli eventi esiste una sorta di distorsione mediatica. Alla fine fa premio la dichiarazione del leader di turno, l'intervento più inatteso di uno dei relatori. Come accade in molti casi le cronache del Meeting diventano cronache del palco e non sono cronache delle platee. Diciamo che i giornali faticano un po' a tenere insieme platea e palco. In questo c'è un limite che viene risolto in qualche occasione col solito pezzo di colore, che consiste per lo più nel rivolgere domande scomode ai giovani di Cl che sono sul posto. Ma è un format un po' ripetitivo che ha fatto il suo tempo.

Nel suo editoriale lei ha toccato il tema del rapporto tra testimonianza di fede ed egemonia di potere in Cl. Vittadini ha fatto lo stesso nel suo articolo di ieri, dicendo che "la risposta non può che essere personale e mai scontata". 
Sono pienamente d'accordo. La risposta non può non essere personale perché la sfera individuale è decisiva in materie come queste, ma c'è anche l'orientamento del Movimento che va tenuto presente. È importante, pesa.

Attendiamo, lei ha scritto nell'editoriale, di sapere qual è l'orientamento destinato a prevalere dopo i richiami di Carrón della primavera scorsa. Perché secondo lei è un problema aperto?


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