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Cronaca

IL CASO/ Le allieve, l'amore e la "selva oscura" del prof di Saluzzo

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Certo, è in piedi un'ipotesi di reato. E quell'uomo dovrà rendere conto a un tribunale. Ma qual è il vero tribunale a cui lui, e le sue alunne, e noi, dobbiamo rendere conto? Mi pare che in giro ce ne siano sostanzialmente almeno quattro: uno è quello dei giudici, che dovranno stabilire se c'è un reato e quale condanna emettere; un altro è quello della coscienza (modernamente intesa), in cui ciascuno dovrà esaminare le sue colpe e trovare (si spera) la forza di andare avanti; poi c'è l'opinione pubblica, che condanna a prescindere, sputtanando, massacrando, creando mostri e mettendosi a posto la propria coscienza (sempre con la bava alla bocca per il prurito del proibito: il caso fa notizia in quanto evoca la spiata dal buco della serratura, Alvaro Vitali e Nadia Cassini, L'insegnante balla con tutta la classe eccetera eccetera); c'è un ultimo tribunale, infine, che è Dio, di fronte a cui c'è il peccato. E c'è anche il perdono. 

Farebbero bene gli indignati e i giustizialisti dei nostri giorni a smetterla di fare omelie sui tabù che cadono e a tornare a chiedersi di un fatto «se è peccato, se è un bene o un male», perché non è vero «che non sbaglia chi comunque va». Quest'uomo, queste ragazze hanno sbagliato, e nemmeno 57 anni di «esperienza può insegnare prudenza»; poi non è vero che «tutto va bene se non fai del male a nessuno»: perché, a quanto pare, le ragazze non ritengono di aver ricevuto alcun male. Il male quest'uomo l'ha procurato a se stesso.

Qui sta la vera notizia: la lettera a La Stampa delle ragazze di quella classe. Che non lo scagionano né lo demonizzano. Scrivono: «Quando spiegava Dante o Foscolo lui era lì, all'Inferno, nel girone dei traditori con il Conte Ugolino a piangere per la miseria e la disperazione di un essere umano lasciato solo a compiere miserabile atti. […] Ora, vedere sulle prime pagine dei giornali che quella stessa persona è stata capace di compiere atti disdicevoli ci fa male; sappiamo che negli ultimi tempi era infelice, era nervoso, non stava più bene con se stesso. Per noi era un mito. Ora abbiamo capito che anche lui, semplicemente, è un uomo. E come tutti gli uomini, può cadere in tentazione e commettere errori. Lui ha sbagliato e ora sta già pagando e continuerà a farlo con onestà e consapevolezza». 

Di «errori» così, purtroppo, ce ne sono ormai tanti. È di lettere così che, purtroppo, ce ne sono ormai poche. È il più bel compito di italiano di quella classe, che si scrolla di dosso ogni possibile voto: un abbraccio più carnale del sesso, più appassionato dell'innamoramento. «Ha sbagliato», perché è un uomo. Nel mondo del "che male c'è?" riconoscere il proprio male è il primo passo perché inizi una novità che non possono nemmeno immaginare quelli che non si chiedono mai se una cosa «è bene o male»