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IL CASO/ Le allieve, l'amore e la "selva oscura" del prof di Saluzzo

Pubblicazione:mercoledì 28 agosto 2013 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 28 agosto 2013, 9.59

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La Divina Commedia inizia esattamente di qua: da un uomo che si accorge di trovarsi nella «selva oscura» e a un altro grida: «Miserere di me». So che ci sono tanti uomini migliori di quell'insegnante, migliori di Dante, migliori del conte Ugolino, migliori di me. Loro non sbagliano, non finiscono nella selva oscura. Se la sono colorata per bene, la selva, e in fondo ora ci stanno anche comodi: c'è un bel venticello, e non fa caldo. E poi dipende dai punti di vista: non è oscuro quel che è oscuro ma è oscuro quel che non piace. E poi "oscuro" a chi? È una parola un po' razzista. 

Quest'uomo ci è finito dentro fino al collo, nella selva oscura. E forse non se la può colorare. Come non potranno colorarsela quelle ragazze. Ma un raggio di sole già filtra lì dentro. Ed è il raggio di quella lettera: persone che lo trattano da persona, e lo tirano fuori dal massacro a cui lo sottopone, prima che l'indignazione della gente e l'umiliazione della galera, la propria coscienza: «Sappia che noi, nonostante tutto, le saremo vicine sempre, o come piacerebbe a lei, finché il sole risplenderà su le sciagure umane».



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