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IL CASO/ All'orgoglio di Lucia Riina per Totò manca il vero Padre

Lucia Riina (Immagine d'archivio) Lucia Riina (Immagine d'archivio)

Nel suo significato latino “e-ducere” cioè “portare a”, condurre. L’educazione conduce il figlio al padre. Alla sua natura, a ciò che è, ai suoi valori più veri, quelli che traspaiono dal tessuto umano in cui vive. L’educazione plasma un uomo, lo conduce a credere in quello che gli è porto.

Lucia è sincera: l’esempio perfetto.

Sono le colpe dei padri che ricadono sui figli; i figli nascono innocenti, le assorbono vivendo. Il primo educatore è il padre. Questo sconosciuto, questa figura che nella mentalità moderna è tanto vituperata: leggiamo Claudio Risè, ce ne faremo un’idea più precisa. 

Guardando Lucia, i suoi occhi così belle e le sue buone maniere dovremmo rabbrividire e cercare di rammendare quello che si sta stracciando dei padri: abbiamo bisogno di padri!

Di uomini veri, di educatori giusti e amorosi che hanno chiaro in mente cosa è bene e cosa è male!

Uomini che hanno l’idea giusta della democrazia e dello stato, che hanno nel cuore la fede in Dio, nel Dio di Cristo, che non ha ammazzato nessuno nel nome di un presunto ideale ma che si è fatto uccidere per tutti i peccatori del mondo, del tempo (sì, anche per Totò e per Lucia, se Glielo chiedono); che ha promesso di ridarci, resuscitando, i nostri cari, tutte le vittime perdute.

Abbiamo bisogno di una educazione rinnovata, che non si fondi sui programmi o sui testi, ma sugli insegnanti: sono loro che porgono ai nostri figli il sapere, inutile senza l’essere.

Perché l’uomo è fatto per l’uomo, la scuola deve essere su misura dell’uomo.

Fatta di uomini da cui valga la pena imparare. 

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