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FRANCESCANI DELL'IMMACOLATA/ Ecco perché San Francesco avrebbe accettato il commissariamento

Pubblicazione:domenica 4 agosto 2013

San Francesco San Francesco

C’è un secondo punto, allora, che riguarda il rispetto per l’autorità. Benedetto XVI ha operato in un certo modo, conciliando il diritto con una Giustizia superiore, la Corte di Cassazione abbiamo detto che questo non lo ha fatto. Spetta all’autorità costituita stabilire quando è giusto intervenire sulla Legge a favore di un motivo più complesso. L’intervento straordinario, in altre parole, non è appannaggio dei giornali di osservanza berlusconiana, né dei tifosi della messa di Pio V, ma solo del Papa o - nel caso dello Stato - della Corte di Cassazione. In altre parole: una legge si può orientare per ragioni di stato (io non mi scandalizzo) ma se non viene modificata o viene interpretata in modo avverso alla nostra sensibilità, è il profondo rispetto per il legislatore che deve prevalere. Rispettare il Papa, come rispettare le sentenze di un tribunale umano (a meno che esso non sia in palese contrasto con la legge naturale o eserciti il proprio mandato in maniera dispotica e contro il popolo), è per un cristiano un obbligo morale insito nel quarto comandamento: “onora tuo padre e tua madre”, ossia “rispetta le autorità che ti sono date”.

Infine, ultima considerazione: nessuna condizione incide sull’ideale perseguito quando esso è autentico e vero. Ci possono essere nella storia dei provvedimenti ingiusti, ma tali provvedimenti non impediranno mai - a chi onestamente vuole percorrere un certo cammino - di continuare a seguirlo con verità e umanità. Il fatto che un’autorità esterna sanzioni un comportamento, che magari non è neppure avvenuto, restituisce comunque alla persona o alla comunità sanzionata il senso del limite e il dovere del rispetto, liberando e purificando chiunque da un senso di onnipotenza che le molte vocazioni o le molte vittorie elettorali possono insinuare nel cuore di ciascuno. Per tutti, insomma, questa può essere una buona ripartenza. Quante volte, infatti, la vita ci illude di avere più spazio di quello che realmente abbiamo, quante volte pensiamo che certi nostri comportamenti siano pienamente giustificabili da altri che riteniamo più ignobili o da circostanze evidentemente eccezionali? La sentenza berlusconiana e il provvedimento pontificio ci dicono la stessa cosa: possiamo lottare per qualunque cosa, ma dobbiamo sempre tenere alto il senso di noi stessi e della nostra finitudine. Pena una tracotanza che, laddove non diventi reato, può certamente essere annoverata tra i peccati più gravi della vita spirituale.

Non è poco: è il monito che chiunque ama “costruire storia” sente di necessitare per operare in maniera più matura e più consapevole.



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COMMENTI
04/08/2013 - Accostamento ardito (Giuseppe Crippa)

A mio avviso l’accostamento tra questi due avvenimenti è un po’ troppo ardito, al limite dell’improprio. A parte il fatto che il commissariamento dei Francescani dell’Immacolata è firmato da papa Francesco e sembra dovuto alle risultanze dell’inchiesta mossa dall’accusa ai vertici dell’Istituto di scarso “sentire cum ecclesia“ e non unicamente alla celebrazione della Messa nel rito preconciliare (mentre nell’articolo ci si concentra sull’operato di papa Benedetto riguardo a questo rito) non condivido affatto il giudizio che la Corte di Cassazione potesse emettere una sentenza “politica”. Benissimo ha fatto invece, la Corte di Cassazione, ad attenersi al suo ruolo di custode della legge vigente – e quindi a vincere la tentazione di andare oltre il suo ruolo – mentre spetterebbe eventualmente al Parlamento, e neppure al Presidente della Repubblica con un Provvedimento di Grazia soggetto anch’esso a vincoli di legge, far prevalere con un atto legislativo “la Giustizia sulla Legge” come dice Pichetto. Ma il solo pensare che questo Parlamento sia in grado di farlo va al di là di ogni umana speranza e comunque non mi pare che la gente lo voglia, anzi…