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JULIAN CARRON/ Lettera ai pellegrini di Czestochova: la cosa più urgente è chiedere la Fede

La Madonna di Czestochova (Foto: Infophoto) La Madonna di Czestochova (Foto: Infophoto)

La vita è un camminare verso la meta. Tanto è vero che la Bibbia parla dell’homo viator, l’uomo che va lungo la via. La questione è che questo diventi sempre più cosciente, perché - dice don Giussani - «la vita si esprime […] innanzitutto come coscienza di rapporto con chi l’ha fatta»: tu sei rapporto con Chi ti fa adesso, questo fa parte della dimensione del tuo vivere. «La preghiera è accorgersi che in “questo” momento la vita è “fatta”. […] La preghiera, così, non è un gesto a parte, ma realizza la prima dimensione di ogni azione» (di ogni azione!). Mentre camminate, nelle ore della vostra giornata, «l’atto di preghiera sarà necessario per allenarci a tale coscienza di ogni azione. Per questo, il più alto vertice della preghiera non è l’estasi, ciò una coscienza del fondo tale che uno smarrisce il senso del solito; ma piuttosto vedere il fondo come si vedono le cose solite» (All’origine della pretesa cristiana, pp. 113-114).
L’uomo per natura è un viator e noi siamo sempre nello status viatoris, siamo sempre “camminanti”, è una dimensione del vivere. Ma possiamo vivere camminanti distratti o camminanti coscienti: non per il fatto che siamo camminanti, non per il fatto che io e te riceviamo costantemente la vita, per ciò stesso siamo anche coscienti che la riceviamo! È questa consapevolezza che ci fa dare spazio alla preghiera, a questo atto che facilita la nostra presa di coscienza, non per chiudere la partita (come a dire: «Adesso ho fatto il mio atto buono di preghiera e posso passare ad altro, dimenticandomi), ma perché questo diventi sempre di più la dimensione di ogni azione. 

Tra le intenzioni che porterete alla Madonna Nera, vi chiedo di metterne una per il Movimento, perché è il luogo che Cristo ci ha dato per accompagnarci e poiché ci interessa trovare sempre compagni di strada che ci aiutino a questo, perché questo è il Movimento. E poi “portate” con voi anche me, a cui don Giussani ha chiesto questa responsabilità: che io possa aiutare il Movimento a essere il luogo di un’esperienza presente.

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