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DIARIO DA RIO/ Il Brasile e l'America Latina, prima e dopo Francesco

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Occorre anche rispondere alle esigenze vitali delle persone e delle famiglie perché la democrazia rimanga impressa nella coscienza dei cittadini come il miglior sistema possibile di convivenza politica. Per questo hanno protestato i brasiliani negli scorsi giorni, per democratizzare il benessere, il progresso, l'educazione, la salute, l'accesso alla proprietà. Una sfida per il subcontinente che nell'ultimo decennio è diventato quello che la scienza economica definisce “mercati emergenti” e, nel caso particolare del Brasile, un nuovo asse del potere globale (BRIC), insieme con Cina, Russia e India, che compete con Stati Uniti ed Europa per la leadership mondiale. Cosa ha fatto il Papa perché quasi quattro milioni di persone abbiano occupato la spiaggia di Copacabana senza che si registrasse un solo fatto di violenza? Quello che fa la Chiesa da che esiste: abbracciare l'umano nella sua totalità e promuovere la cultura dell'incontro.

 

Fin dall'aereo che lo portava da Roma in Brasile, il Santo Padre ha insistito sulla necessità di dar luogo alla “cultura dell'inclusione, dell'inserimento di tutti nella società”. E nella cerimonia di benvenuto che ha dato inizio alla Giornata della Gioventù, facendo sue le parole dall'Apostolo Pietro, ha dichiarato ai quattro venti qual è il capitale con il quale la Chiesa dà il suo apporto alla storia e al mondo: “Non ho né oro, né argento, però porto con me il maggior valore che mi è stato dato: Gesù Cristo”. A partire dalla visita alla favela di Varginha, le parole di Papa Bergoglio si sono fatte più incisive sulla questione sociale: “Nessuno può rimanere insensibile alle disuguaglianze che ancora ci sono nel mondo!Non è, non è la cultura dell’egoismo, dell’individualismo, che spesso regola la nostra società, quella che costruisce e porta ad un mondo più abitabile; non è questa, ma la cultura della solidarietà; la cultura della solidarietà è vedere nell’altro non un concorrente o un numero, ma un fratello.

 

E tutti noi siamo fratelli!” Nell'incontro con la classe dirigente brasiliana hizo incapié reclamando “ una visione umanista dell'economia e una politica che realizzi sempre più e meglio la partecipazione della gente, eviti gli élitarismi e sradichi la povertà.” indicando il metodo: “il dialogo costruttivo. Tra l’indifferenza egoista e la protesta violenta c’è un’opzione sempre possibile: il dialogo.” Dopo la partenza del Papa, il sindaco di Rio de Janeiro, Eduardo Paes, ha dichiarato di essere rimasto profondamente colpito dal Santo Padre e che da ora in poi sarebbe stato molto più attento alle richieste della gente e al dialogo con tutti, annunciando che trasformerà in un quartiere popolare il Campus Fidei, l'enorme area che a causa della pioggia non si potè utilizzare per la Vigilia con i giovani. Alla fine, il Papa ha detto che “il vero terreno della fede non è un luogo geografico, ma siamo noi”. Francesco lo ha dimostrato.

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