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Cronaca

IL CASO/ Cara Kyenge, ecco la differenza tra un burqa e il velo di una suora

Donne velate in Pakistan (Foto: Infophoto)Donne velate in Pakistan (Foto: Infophoto)

Tutt’altro significato ha il velo delle suore, che intanto rende sempre ben visibile il volto, e, oltre ad essere religioso, è espressione di una libera scelta e di conseguenza non soggetto ad alcuna imposizione. Per le suore portare il velo, sopra i capelli tagliati corti o addirittura rasati, è segno del sacrificio della bellezza femminile mondana fatto per riaffermare la propria appartenenza a Cristo. Una questione di rispetto, del dono di sè a Dio fatta in piena libertà e che trasforma una caratteristica della femminilità mondana, in qualcosa che renda evidente a tutti la propria appartenenza, devozione e sottomissione al Signore, di cui sono perenni spose. E guai se questa, che è una affermazione della propria identità e della propria vocazione si esplicitasse nella dissimulazione del proprio volto, che rimane aperto al mondo. Nemmeno le monache di clausura si coprono il volto, perchè una suora cattolica, pur nell'umiltà e scansando la vanità, non perde mai l'unicità della propria persona! 
La ministra dovrebbe preoccuparsi di più a cosa afferma, piuttosto che a recriminare un clima di pregiudizio nei suoi confronti, a suo parere esclusivamente di stampo razzista. La realtà è che sono proprio le sue continue provocazioni a creare tensioni, e la sua vaghezza e superficialità dimostrano la sua totale inadeguatezza nell’affrontare i problemi nel concreto. Inutile spostare l’attenzione su una presunta non tolleranza verso gli immigrati, gli stessi dei quali non conosce tradizioni e culture. Le ragioni che vietano il burqa nel mondo occidentale non sono legati all’espressione di una religiosità, ma a ben altro, mentre il ministro, attaccando la Chiesa, ha manifestato un atteggiamento antireligioso intollerabile.

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COMMENTI
05/08/2013 - D'accordo con Suad Sbai (Luigi PATRINI)

Concordo con l'on. Suad Sbai. Credo che sarebbe opportuno chiedere alla Ministra Kyenge di dare una risposta alle sollecitazioni ed alle osservazioni proposte. Può essere stata fraintesa, forse... Ma su queste cose credo che chi parla, quando parla - soprattutto se è una pubblica autorità - debba sentire il dovere di essere preciso ed evitare ogni approssimazione.

 
05/08/2013 - Ministro Kyenge (Carla D'Agostino Ungaretti)

La Dott.ssa Kyenge è sicuramente un ottimo medico oftalmologo, ma di usanze italiane e di tradizioni cattoliche ne sa meno di zero. Non ce l'ho con lei, ma con chi ha pensato che potesse essere un valido e capace ministro del governo italiano nel periodo sciagurato che stiamo vivendo. Vorrei, però, rivolgerle una domandina a margine delle polemiche di questo agosto: se lei è cittadina italiana e italiana si sente, perché non si fa chiamare Cecilia (che oltre tutto è un bellissimo nome romano, e quindi "nostro") invece che Cécile alla francese?

 
05/08/2013 - Kyenge (Antonio De Montis)

Purtroppo la "ministra" ( speriamo di non confondere la vocale sennò altro che banane...)sta sbagliando parecchio e più di lei chi ce l'ha messa, senza essere razzisti non si può non notare, come giustamente fate, che per far capire certi contenuti non è certo col muro contro muro che si risolvono. Ci sono riusciti persino in Sudafrica e in America che di sicuro avevano ben altri problemi dei nostri!

 
05/08/2013 - Scarsa conoscenza della cultura italiana (Corrado Rizzi)

Ora i politici seri e onesti, tipo segretario dl PD, dovrebbero chiedere le dimissioni del ministro e l'esposizione al pubblico ludibrio di chi l'ha proposta.

 
05/08/2013 - Veli (luisella martin)

La signora Souad Sbai ha spiegato con dovizia di particolari la differenza tra un burqa e il velo di una suora. Immagino che la giornalista sia, come Cecile Kyenge, italiana. A questo punto della storia dell'emigrazione e dell'immigrazione del nostro Paese, credo di non essere italiana io, ovvero di aver creduto per anni, ma ingenuamente e con molta presunzione, di essere italiana. Infatti nell'articolo si dice che "Anche in Italia esistono tantissime donne che, per rispettare una volontà maschilista, sono costrette a velarsi alcune sotto la minaccia continua della violenza fisica o psicologica". In 70 anni di vita non ne ho incontrata neanche una, però ho avuto un'alunna che, durante l'ora di matematica, andava a pregare in un'aula approntata per lei dalla segreteria della scuola; non so se ora ha chiesto e ottenuto la cittadinanza italiana, sta di fatto che,credendo che io non lo avessi letto, la madre avanzava continue richieste di eccezioni in nome del Corano! Credo che molte cose stiano prendendo piede in Occidente, oltre il dibattito sull'Islam. Non mi meraviglierei se dal Papa anche a Roma, come a Rio, gli illustri parenti della Ministra andassero a salutare il Papa con il gonnellino di banane e il copricapo piumato, aprendo così un dibattito sulle religioni animiste.