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SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 6 agosto, è Sant’Ormisda Papa

Pubblicazione:martedì 6 agosto 2013

Tutti i santi Tutti i santi

Il 6 agosto la Chiesa Cattolica celebra la memoria di Sant’Ormisda, 52º pontefice, vissuto a cavallo tra il quinto e il sesto secolo. Ormisda nacque a Frosinone, in seno a una famiglia agiata, poco dopo la metà del quinto secolo. Si conosce molto poco della sua vita negli anni precedenti la sua elezione al soglio pontificio, avvenuta il 20 luglio del 514. Sicuramente Ormisda si sposò ed ebbe diversi figli. Uno di loro, Silverio, venne a sua volta eletto Papa nel biennio 536-537. Silverio nacque nel 480. Rimasto vedovo, Ormisda non si risposò, abbracciando la vita religiosa.

Le prime notizie certe riguardanti la vita religiosa di Ormisda risalgono al pontificato di papa Simmaco (498-514). In quell’epoca è attestata la presenza di Ormisda a Roma come diacono.
Durante lo Scisma Laurenziano, che divise in due la Chiesa Cattolica a causa dell’elezione di un antipapa da parte di una fazione filo-bizantina, Ormisda appoggiò in maniera veemente Simmaco, legittimo pontefice. Nel 502, durante il Concilio tenutosi nella chiesa di San Pietro per ricomporre lo scisma, è attestata la sua presenza in qualità di notaio. La sua vicinanza a Simmaco fece sì che alla morte di quest’ultimo, avvenuta nell’estate del 514, il diacono fosse uno dei favoriti a succedergli. Poche ore dopo i funerali di Simmaco, Ormisda venne nominato Papa senza incontrare nessuna opposizione.

Ormisda, dopo essere stato eletto, si curò di ricostituire l’unità della Chiesa, ancora profondamente divisa al suo interno per le conseguenze dello Scisma Laurenziano. Si impegnò profondamente per riaccogliere all’interno della Chiesa tutti coloro che avevano sostenuto l’antipapa Lorenzo, concedendo il perdono con penitenze estremamente lievi. Le tensioni con l’Impero Bizantino però non si esaurirono. Pochi mesi dopo la sua elezione, Ormisda si dovette confrontare con nuovi oppositori a Oriente.

Già dal 484 i rapporti con l’Impero Bizantino erano tesi a causa della pubblicazione dell’Henoticon da parte dell’allora imperatore Zenone: lunghi periodi di tensione venivano interrotti solamente da brevi ed effimeri momenti di dialogo e di distensione. Il successore di Zenone, Anastasio (491-518) non fece nulla per smorzare le tensioni, favorendo l’eresia monofisita e scacciando i patriarchi e i vescovi fedeli al Papa. Anastasio, obbligato a cercare un accordo con Roma per la ribellione di una parte del suo esercito, una volta ristabilito il controllo della situazione ruppe definitivamente i rapporti con Ormisda, invitando i cittadini di Roma a deporlo. L’appoggio della popolazione romana e dei Goti di Re Teodorico furono determinanti per Ormisda, che rimase sul soglio pontificio.
Nel 518 l’imperatore Anastasio morì improvvisamente: il successore Giustino (518-527) si adoperò per riconciliarsi con Roma e per ricucire la spaccatura interna alla Chiesa. Il Concilio di Costantinopoli, convocato per volere dell’imperatore Giustino per risolvere le questioni ancora aperte, si risolse in un eccezionale successo per Ormisda. Il monarca si professava completamente d’accordo con la dottrina papale: gli eretici venivano definitivamente condannati e banditi dai territori dell’impero, i dogmi sanciti nei precedenti concili ecumenici venivano confermati e le volontà della Chiesa Romana venivano ratificate da Bisanzio.


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